JOHN “JOHNNY” DOYLE

2qce4hlJohn Doyle – The man who loved the green

Si ricordano spesso e volentieri le vittorie, i grandi campioni, le grandi imprese. Rimangono scolpiti nella storia, soprattutto se entrano in un contesto popolare che diventa tradizione che si tramanda di generazione in generazione. In special modo, quando siamo ragazzi adolescenti, un fatto clamoroso entra in noi e non ci abbandona più. Così è stato per me, allora adolescente affamato di calcio, accanito tifoso del Celtic; i nostri campioni, calciatori preferiti ci sembrano immortali. Non possono morire in modo tragico; se muoiono è perché hanno quasi 100 anni, oppure sappiamo che moriranno dopo di noi. Johnny Doyle non ha atteso tutto questo tempo. Una scarica elettrica se l’è portato via un 19 ottobre del 1981 a casa sua, mentre stava armeggiando con un apparecchiatura elettrica. Confesso:  erano altri i giocatori del Celtic che conoscevo, ma ricordavo un suo gol contro il Real Madrid in Coppa Campioni nel marzo del 1980.  Non potevo immaginare che sarebbe diventato IL mio giocatore preferito. Quando seppi la notizia da un amico di Glasgow non potevo credere ad una morte così assurda perché così diversa da quella che potevo aspettarmi. Poi ricevetti il Celtic View, lessi e cercai di sapere chi era questo Johnny Doyle. Ricevetti poi immagini del Celtic e le mie richieste erano pilotate a quei primi anni ’80, quando sull’ala giocava questo giocatore che sprizzava coraggio da tutte le parti.  Nato a Bellshill l’11 maggio del 1951, una zona di minatori, passò la giovinezza fra la scuola e le partite a calcio, con il papà che lo allenava ad usare entrambi i piedi. Dopo la trafila nel calcio giovanile, Doyle fu messo sotto contratto con l’Ayr United per 4 sterline a settimana e rimase fino al 15 marzo 1976, quando dopo un tira e molla fra le due società, il Celtic lo acquistò per 90.000 sterline. “Ero così eccitato che non potevo dormire; quella notte mi addormentai alle 4, solo dopo aver ascoltato gli Status Quo!” dirà in seguito. Rimase l’ultimo giocatore dell’Ayr United a vestire la maglia della nazionale (maglia che regalò al suo manager Ally MacLeod). La prima stagione a Celtic Park fu caratterizzata da un infortunio subito al primo minuto nel debutto contro il Dundee. La sua carriera in biancoverde lo vide attraversare un momento di crisi nelle prime due stagione, poi si impose con i suoi guizzi, le sue finte e la velocità tanto da renderlo un beniamino della Jungle. Sempre disponibile, era capace di presenziare alle funzioni dei calcio club anche all’ultimo momento e più di una volta diede un passaggio a tifosi che abitavano dalle sue parti, di ritorno dalla gara appena conclusa e poi ospitandoli a casa propria. Molti lo ricordano per quel gol di testa contro il Real Madrid, ma il gol che preferisco è il terzo in un replay di un quarto di finale della Coppa di Scozia del 1980 a Love Street contro il St. Mirren. In 10 uomini per l’espulsione di Tom MacAdam, i Bhoys riuscirono a portare la gara ai supplementari sul 2-2 (reti di Doyle, Bone, Somner e Lennox). E Doyle, nel secondo supplementare, si inventò un gol straordinario partendo da metà campo e saltando la trappola del fuorigioco, depositando la palla in rete. Il suo carattere sanguigno lo frenò in carriera: si ricorda un’espulsione dopo aver colpito l’arbitro in faccia, il 21 maggio 1979 lasciò i Bhoys in 10 uomini per un pugno rifilato a MacDonald nel derby di Glasgow decisivo per il titolo (poi vinto 4-2). Ma il suo cuore era solo ed esclusivamente biancoverde. Quando ad inizio stagione 1981/82 i media riportarono notizie su un possibile passaggio agli Hearts, Dundee o Motherwell, Doyle rispose che lui non avrebbe mai lasciato il Celtic.
La sua ultima apparizione con la Hoops fu nella Glasgow Cup 81/82 contro il Queens Park quando mise a segno anche un gol. La settimana successiva morì a causa di una scossa elettrica in casa propria. Dopo l’ultima gara della stagione 1981/1982 contro il St.Mirren che sancì la vittoria del campionato, tre quarti d’ora dopo la gara i tifosi stazionavano ancora dentro lo stadio cantando il nome di Johnny Doyle con “we won the league for Johnny Doyle” e “Doyle, oh Johnny Doyle, oh Johnnu Doyle on the wing”.
Ma l’immagine più bella resterà la testimonianza di Alfie Conn, compagno di squadra, ma prima acerrimo rivale da giocatore dei Rangers. “Doyle era l’unico che portava la sciarpa del Celtic quando era il giorno della gara, sia in casa che in trasferta, a Fir Park come ad Ibrox. Era un segno di sfida, ma anche che lui non aveva paura. Ricordo che la prima volta che ritornai ad Ibrox da giocatore del Celtic, sbagliai corridoio e mi avviai verso quello dei Rangers. Doyle, naturalmente sciarpa al collo, mi rincorse, mi prese per il bavero e mi ricondusse nello spogliatoio del Celtic dicendomi che era quella la parte giusta.”
Questa resterà la mia immagine di Johnny Doyle, che visse il sogno di ogni ragazzo, e cioè di vestire la maglia della squadra del cuore.

di Alessandro Boretti


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