LEIGH GRIFFITHS: il bomber uscito da Trainspotting

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Edimburgo e gli Hibs come una seconda pelle. In due parole: Leigh Griffiths. TheBegbieInside.com ha già raccontato la Chemical Generation e i collegamenti tra Leith, Trainspotting e l’Hibernian, ma ha volutamente tralasciato il personaggio che meglio di chiunque altro riesce a reincarnarne completamente l’essenza.

Leigh Griffiths from Leith

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Lo guardi e pensi a Spud. Scoordinato, brutto da vedere e alcune volte quasi comico. Lo conosci meglio e lo accosti inevitabilmente a Begbie. Leigh Griffiths è nato a Edimburgo soltanto il 20 agosto 1990, altrimenti sarebbe entrato di diritto in qualche libro di Irvine Welsh, o più cinicamente sarebbe finito male come tanti ragazzi di Leith della generazione raccontata in Trainspotting o Acid House. “Sparky”, come viene soprannominato, a Leith ci passa i primi anni della sua vita, andando a scuola e giocando a calcio per strada nei pressi del Walk, prima di debuttare a 16 anni con la maglia del Livingston nella Serie B scozzese.

Griffiths è 170 cm per 60 kg, tecnicamente nella media, ma fin da subito sa come farsi rispettare anche in un campionato non proprio per femminucce come la Championship. I numeri parlano per lui, 49 presenze e 23 gol in tre anni, che gli valgono nel 2009 la chiamata del Dundee, dove riesce a mantenere quasi costante la media di un gol ogni due partite, con 21 centri in 47 apparizioni. A 21 anni Griffiths è uno dei bomber più interessanti del panorama britannico e gli inglesi del Wolverhampton lo acquistano nel 2011.

Griffiths torna a casa, all’Hibernian, e diventa leggenda

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In Inghilterra Griffiths non riesce però a trovare molto spazio e decide di tornare in prestito in Scozia per completare il suo percorso di maturazione. Quale posto migliore dell’Hibernian, il club di cui “Sparky” è tifoso sin da bambino?
Nonostante l’aria di casa Griffiths ci mette un po’ ad ambientarsi nella massima divisione scozzese, ma appena inizia a giocare continuità non si ferma più. Segna a ripetizione e diventa un protagonista assoluto anche in episodi che non riguardano esattamente la sua prestazione in campo. Memorabile il gesto dell’ombrello ai tifosi dei Rangers, o il dito medio ai propri tifosi dopo qualche critica di troppo dopo una sconfitta. L’Hibernian inizia ormai a rassegnarsi ai suoi atteggiamenti un po’ particolari, o alle squalifiche evitabili con un minimo di buon senso.
Leigh Griffiths fa discutere anche sui social network, quando replica con un tweet razzista alle critiche di un tifoso di nome Zak Iqbal.

“Vaffan… tornatene nel tuo paese, pagliaccio”.

Le scuse di “Sparky” non bastano, il Wolverhampton, proprietario del suo cartellino, emette un comunicato stampa dissociandosi dal giocatore, e decide di scaricarlo all’Hibernian un altro anno. Peggio per loro. Perché nella stagione 2012-2013 Griffiths vive la sua migliore stagione in carriera, segna 22 gol e trascina l’Hibernian in finale di Coppa di Lega. I tifosi impazziscono, spesso lo beccano anche per qualche pinta al pub e lo ribattezzano “Super Leigh”. A questo punto anche il Wolverhampton è costretto a tornare sui suoi passi e a riportarlo all’ovile nel 2013.

R.I.P. Brian e il ritorno immediato in Scozia

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Griffiths chiude la sua esperienza all’Hibernian con 30 gol in 66 presenze, ma in qualche modo con gli Hibs sarà solo un arrivederci. Al Wolverhampton, infatti, le follie di “Sparky” non sono ben digerite, malgrado una media che sfiora nuovamente un gol ogni due match. La goccia che fa traboccare il vaso è la sua esultanza contro il Tranmere, il 26 novembre 2013, in cui esibisce una maglia con scritto RIP Brian, dedicata al cane Brian della serie I Griffin, all’epoca momentenamente morto in uno degli ultimi episodi trasmessi.
Sul web Griffiths diventa un idolo planetario, ma il Wolverhampton con un pudore stile epoca vittoriana è imbarazzato dalla vicenda. Nei giorni seguenti sia il club che il giocatore proveranno a precisare che la maglia era dedicata ad un famigliare scomparso, ma sa tanto di arrampicata sugli specchi. A gennaio “Sparky” torna in Scozia con la maglia del Celtic.

“Sparky, Sparky, give us a song” – Griffiths si fa di gente

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Il suo ritorno in Scozia non delude le aspettative. In sei mesi segna 7 gol in 14 partite e nella stagione attuale è a quota 11 in 31 presenze, ma non sarebbe “Sparky” se non facesse discutere.
Nella stagione 2013-2014 Hibernian e Hearts sono colpite da una grave crisi economica e il 30 marzo si affrontano in un derby di Edimburgo che potrebbe essere decisivo ai fini della permanenza nella massima serie. Griffiths decide di presenziare, e non ci prova nemmeno a stare in incognito. Va al pub dei tifosi dell’Hibernian per qualche birra pre-match e assiste alla partita nel settore ospiti del Tynecastle per tifare la sua squadra del cuore. Fino a qui… è tutto un po’ strano ma neanche troppo grave, il problema è che durante la bevuta prima del derby Griffiths viene invitato a gran voce ad intonare qualche coro: “Sparky, Sparky, give us a song”. Lui, che come Begbie si fa di gente, non si fa pregare ed inizia a cantare cori sugli Hearts che falliranno e sull’ex capitano dei Jambo, il ceco Rudi Skacel, etichettato come un “fottuto profugo”.
Finisce tutto su internet e il Celtic, tra i club simbolo dell’antifascismo, va su tutte le furie. La società vorrebbe licenziarlo, la Federcalcio valuta altre sanzioni, ma “Sparky”, nonostante le polemiche, continua a segnare come un pazzo facendosi perdonare una per una tutte le sue follie. Alla fine “uno che poteva fare… solo starsene a guardare e cercare di non farsi coinvolgere”. Almeno per ora.

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FONTE: thebegbieinside.com

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