Una giornata tra cori, birra ed un’atmosfera unica: Inter-Celtic vissuta tra i tifosi Hoops

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Si sa, la prima volta è sempre indimenticabile, ti segna per sempre, un’emozione difficile da spiegare a parole. La aspetti con ansia, magari qualche tuo amico te la racconta, tu ascolti e sogni quel momento in cui toccherà a te toccare con mano quella realtà così lontana ma eppure così dentro al tuo cuore.

Ed eccola lì l’occasione: 15 dicembre 2014, da Nyon quel mondo fantastico che hai sempre e solo visto dalla televisione, su 31 squadre possibili, incrocia proprio quella della tua città. Non ci credi, sembra un sogno invece è tutto vero: il Celtic arriva a Milano! Inutile dire che al primo giorno di vendita, i biglietti fossero già miei. Sui forum di appassionati l’attesa è spasmodica, da ogni parte d’Italia arrivano tifosi di fede biancoverde: la partita naturalmente è solo il contorno, ciò che conta è quello che succederà prima e dopo.

Ed eccoci qui: 26 Febbraio 2015, Piazza Duomo. La partita si gioca alle 19 ma già dal mattino e dalla sera prima, il cuore di Milano si tinge di biancoverde. Migliaia di tifosi scozzesi ma anche irlandesi, italiani, croati ecc, sono lì in festa con le solite immancabili casse di birra, costumi stravaganti, cori infiniti e tanta tantissima allegria.
Appena arrivato, mezzogiorno circa, come un bambino alla prima volta in un parco giochi, mi luccicano gli occhi, non so cosa fare per quante cose ci sarebbero da fare. Tra le tante bandiere, scorgo quella degli Italian Celts, una decina di persone, proveniente da ogni parte d’Italia. Tra queste vi è Alessandro, ragazzo romano con il quale l’intesa è subito alta. Per lui non è la prima volta a seguito del Celtic, essendo già stato più volte a Glasgow. Mi descrive la magica atmosfera del Celtic Park, dei suoi tifosi ma in generale della Scozia, paese dal clima non sempre bello ma con dei paesaggi e una storia spettacolari. Mi racconta anche della sua trasferta a Barcellona per seguire i Bhoys, spiegandomi come il pubblico catalano (come anche quello milanese, non me ne vogliano i miei concittadini) sia un pubblico molto più borghese e compassato rispetto all’euforia e al sostegno che i tifosi scozzesi trasmettono a ogni partita alla loro squadra.
E così tra una birra e l’altra, si socializza con i migliaia di tifosi, con i quali si scattano innumerevoli foto e si scambiano opinioni e pensieri (almeno con quei pochi ancora abbastanza sobri da poter sostenere discorsi di senso compiuto). Molti gli scozzesi che ci chiedevano come ottenere il biglietto per la partita, così come quelli che si stupivano piacevolmente che un italiano amasse così tanto la loro squadra. In mezzo a questa festa si scorgevano anche supporters del Borussia Dortmund, arrivati dalla loro trasferta di Torino e subito in sintonia con tutti noi (anche i tedeschi in fatto di birra non sono da meno!).
Arrivate le 5 e dopo essere sfuggito ai goffi tentativi di corteggiamento da parte di due scozzesi ubriache di circa 60 anni, arriva il momento di avviarci allo stadio, ovviamente insieme all’onda biancoverde. Anche qui gli scozzesi non mancano di farsi riconoscere, cantando e saltando a più non posso. Aperte le porte della metro, i passeggeri si ritrovano queste centinaia di tifosi che con il loro entusiasmo portano un po’ di allegria tra i milanesi, solitamente abituati al silenzio e alla routine di quei vagoni.

Una volta giunti allo stadio, mi vedo costretto però ad abbandonare i miei amici improvvisati del giorno per raggiungere i miei amici della vita quotidiana, quasi tutti interisti e di conseguenza seduti al secondo anello arancio. Nonostante la netta e logica superiorità numerica dei tifosi di casa, durante la partita a farla da padrone sono quelli ospiti, protagonisti dal riscaldamento fino ad ampiamente dopo il termine della partita. Sensazionale è quanto accade nel secondo tempo quando tutto lo stadio si ferma ad ammirare lo splendido colpo d’occhio offerto dalla sciarpata collettiva dei tifosi Hoops unita a un You’ll Never Walk Alone da brividi.
Per la cronaca, il match sarà deciso a favore dei nerazzurri da una rete nel finale di Guarin che costringerà gli uomini di Ronny Deila a dire addio all’Europa per questa stagione. Questo però importa poco o nulla ai quasi 4mila del terzo anello blu, perché se sei tifoso dei Ragazzi non esiste la parola sconfitta nel vocabolario, che si vinca o che si perda, per loro il Celtic è un occasione per stare insieme, per cantare e per bere, per stringere amicizie e per riempire di avventure il loro bagaglio di esperienze. Il Celtic è una famiglia, ti vuole bene incondizionatamente. Forse è proprio questa la differenza tra il calcio britannico e il nostro. In Italia il calcio è sinonimo di risultato e passaggio del turno, oltre la Manica invece il calcio è soprattutto momento di aggregazione. Questo è il grande insegnamento che questa esperienza ha lasciato a me ma in generale a tutti noi.

Diego Megale

Fonte: Ukpremier.it

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