Intervista ad Alessandro Boretti: “Il mio amore per i Bhoys e le trasferte a Glasgow. L’Inter è favorita sul Celtic mentre sull’Old Firm..”

659e968f26e9bae9611ae21de4733050_XLAlla vigilia della delicata sfida di Europa League tra Celtic Glasgow ed Inter, noi di Ukpremier.it abbiamo contattato telefonicamente Alessandro Boretti, presidente del The Italian Celts CSC, il supporters club italiano del Celtic, riconosciuto ufficialmente dal Celtic Supporters Association. Un’intervista in cui abbiamo toccati molti temi, dal campionato all’Europa League, dalle differenze di mentalità tra Scozia ed Italia, alla crisi attuale del calcio scozzese, fino ad arrivare ai Rangers, l’Old Firm ed alcuni aneddoti davvero incredibili.

Buongiorno Alessandro, come prima domanda non possiamo non chiederti da dove nasca questa grande passione per il Celtic.
“E’ una passione cominciata per caso: attraverso l’almanacco del calcio Panini, ho voluto vedere quale squadra avesse vinto la Coppa dei Campioni del 1967 (anno della mia nascita), scoprendo che fu proprio il Celtic in finale a Lisbona contro l’Inter. Mio padre, grande tifosi nerazzurro, mi disse che quel Celtic era stato veramente superiore all’Inter e che avrebbe potuto farne 10 di gol quel giorno. Inoltre una leggenda del Liverpool come Kenny Dalglish, giocò per il Celtic e questo contribuì a far crescere la mia curiosità. Nel 1981, quando il Celtic affrontò la Juventus in Coppa dei Campioni, io tifai Celtic, spinto anche dalla forte rivalità che c’è qui a Verona contro i bianconeri. Poi sai da giovane la passione cresce di giorno in giorno, inoltre l’episodio della morte accidentale di John Doyle mi colpì molto ed aumento il mio interesse verso questo club”

Attraverso il vostro branch organizzate trasferte a Glasgow, a tal proposito che atmosfera si vive in città e al Celtic Park?
“Andare a Glasgow é sempre qualcosa di speciale. Noi del branch siamo come dei grandi vecchi amici, nonostante ci vediamo 2-3 volte all’anno e si abiti in città diverse. Però quando ci incontriamo ed andiamo a Glasgow è sempre un emozione, dal viaggio, all’ambiente che si crea con i tifosi, ti senti un gradito ospite. Inoltre lì c’è un’altra visione del calcio, i giocatori li puoi vedere e toccare da vicino. Completamente diverso dall’Italia.”

Ecco, che differenze ci sono a livello di cultura, stadi ed organizzazione con l’Italia?
“Loro sono riusciti ad andare avanti, noi siamo indietro. Gli impianti in Scozia sono nuovi e a norma ma fino a 15 anni fa gli stadi erano obsoleti. Noi è dal mondiale del 1990 che non interveniamo sui nostri stadi, che oggi continuano ad essere sempre più deserti. In Scozia c’è una cultura completamente diversa, non ci sono le barriere di protezione e nessuno si azzarda ad entrare in campo, non puoi fumare, non puoi offendere la polizia in nessun modo, non puoi bere alcolici, piccole cose che fanno la differenza. Non mi piace andare allo stadio in Italia, i tifosi sono troppi razzisti e di stampo politico. Ma c’è proprio bisogno di fare cori politici o razzisti? I giocatori in campo ne traggono vantaggio?
Una volta andai cn mio padre in Scozia, lui si stupì della pulizia dei bagni, dei poliziotti girati verso il pubblico, la poca distanza tra i tifosi e il campo, proprio perché in Italia accade il contrario.”

Dopo un inizio stentato, il Celtic ha ripreso la vetta della classifica in campionato ed appare in gran forma come dimostra l’imbattibilità di questo inizio 2015. L’Aberdeen può risultare una reale rivale? Oppure anche quest’anno il Celtic avrà vita facile?
“Aberdeen e Dundee United mi hanno impressionato, il Celtic ha fatto fatica ad inizio stagione ma ricordiamoci che è arrivato un allenatore nuovo e che aveva bisogno di tempo per carburare. Nelle ultime partite i ragazzi sono migliorati sotto l’aspetto tattico. Certo che quest’anno il campionato è aperto, non è affatto scontato, sarà dura. Anche perchè il Celtic è impegnato su più fronti considerando le coppe nazionali e l’Europa League. Dipende tutto da noi, da come sapremo gestire queste gare.”

Lei crede nel treble (vittoria campionato e delle due coppe nazionali)?
“Spero nel treble, dobbiamo far ruotare bene la rosa, anche se sul lato sinistro siamo un po’ carenti. Comunque abbiamo buone possibilità anche perchè noi siamo di un livello sopra tutti in Scozia.”

E sull’imminente gara in Europa League contro l’Inter che sensazioni ha?
“L’inter parte favorita. E’ superiore al Celtic tecnicamente e tatticamente. Spero in uno 0-0 al Celtic Park per poi giocarcela a viso aperto a San Siro. Nonostante le critiche che riceve in Italia, l’Inter può contare su un bravo allenatore, un ottimo portiere e una squadra che, se è in giornata, è superiore al Celtic.”

E’ contento del mercato di gennaio condotto dal Celtic?
“Son contento del mercato, sono arrivati dal Dundee United due giovani scozzesi come Mackay-Steven ed Armostrong, entrambi andati a segno al loro debutto contro il Partick Thistle. Son felice che adesso ci siano più scozzesi in rosa. Non è una questione di razzismo, sia ben chiaro, ma lo scozzese ama la tradizione, sa cosa vuole dire giocare per il Celtic mentre per uno straniero è diverso, non avverte subito l’importanza e la cultura che c’è dietro questo club. “

Il calcio scozzese negli ultimi anni è in crisi, come dimostrano le eliminazioni dai preliminari di Europa League di Aberdeen e Motherwell e l’estromissione del Celtic dalla fase a gironi di Champions League dopo il ko nei playoff contro il Maribor. Cosa si dovrebbe fare per risollevare la situazione?
“Il calcio scozzese è da anni che è in crisi. Dovrebbe puntare sui giovani con più buon senso. I giovani ci sono però si ha paura di farli giocare, perchè ci sono obiettivi da raggiungere nell’immediato. Si punta più sullo straniero con esperienza. Il Celtic fa fatica a far giocare i propri giovani nonostante abbia una buona Accademy. Avremmo dovuto lanciare i giovani nel momento in cui i Rangers sono falliti, quello era il momento giusto per fargli fare esperienza poiché non avrebbero avuto pressioni in campionato dato che la nostra principale antagonista non c’era più.”

Dica la verità, le mancano le sfide con i Rangers in campionato? Anche se nell’ultimo Old Firm la differenza è stata evidente.
“Dai Rangers mi aspettavo qualcosa in più nell’ultimo derby. Mancano? Manca lo scontro che è storico ma bisogna fare i complimenti alla federazione scozzese, ci vuole coraggio a far retrocede i Rangers nelle serie minori. Mi spiego: l’economia della Scottish Premiership dipendeva in gran parte dalla presenza dei Rangers, molte squadre piccole facevano grandi incassi quando giocavano contro di loro. Quando è stata riformata la Premier Division nel 1977, è stata fatta per dare il modo alle piccole di fare incassi quando i Rangers venivano in trasferta. Ora che non ci sono più, inevitabilmente il movimento ne risente. “

Che esperienza si respira in città nei giorni dell’Old Firm?
“E’ pericolso girare a Glasgow il giorno dell Old Firm. Se incontri il tifoso sbagliato, rischi anche una coltellata, è così. Ho conosciuto e conosco tutt’ora tifosi dei Rangers simpaticissimi ma nei giorni che precedono e susseguono il derby bisogna stare attenti. Anche se bisogna ammettere che rispetto a 20 anni fa, la rivalità sta scemando anche perchè le generazioni stanno cambiando. Però una volta questa rivalità era così forte che toccava aspetti anche della vita quotidiana. Ad esempio se tu cercavi un lavoro a Glasgow, il datore di lavoro come prima cosa ti chiedeva quale scuola avessi fatto ed in caso avessi fatto una scuola di ispirazione cattolica e il capo fosse stato protestante, beh non ti avrebbe assunto! “

Il momento più bello di questi 30 anni da tifoso del Celtic?
“Nel 1981 morì un giocatore del Celtic, John Doyle, fatto che mi toccò molto e che mi spinse a fare molte ricerche. Dopo 30 anni sono riuscito ad entrare in contatto con la famiglia di questo calciatore, in particolare con la figlia, con la quale abbiamo fatto un incontro a Glasgow, in occasione dei 30 anni dalla scomparsa di suo padre. Si è celebrata la messa, ho letto un messaggio durante la cerimonia e dopo abbiamo fatto un banchetto. Il momento più bello di questi 30 anni è stato abbracciare questa signora, per farle capire che noi non ci siamo dimenticati di suo papà. E’ stato davvero commuovente.”

Un’ultima considerazione sul vostro branch e sui vostri progetti?
“Ci tenevo a sottolineare che in questi anni nel branch mi sono sempre sentito parte di una famiglia, il Celtic è una grande famiglia, da 30 anni conosco ed ho rapporti di amicizia con molti scozzesi. Noi di Italian Celts siamo molto sensibili sul tema della beneficenza, infatti doniamo ogni volta quel poco che possiamo in Thailandia dove lavora un mio amico per aiutare le popolazioni in difficoltà. Si sente sempre parlare di episodi di violenza nel calcio ma noi siamo l’esempio di quella parte bella di questo sport, la parte che unisce centinaia di persone provenienti da ogni parte d’Italia ma che è accomunata da un’unica passione, quella del Celtic, che si vinca o si perda, si festeggia in ogni caso.”

Un grazie speciale ad Alessandro Boretti per la disponibilità e l’estrema gentilezza con il quale ha preso parte a questa intervista.

FONTE: Ukpremier.it

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