Scottish Football Tour – 2014

Scottish Football Tour - 2014

PROLOGO

Le cose più belle sono quelle che saltano fuori all’improvviso, senza che te lo aspetti, e che durano il tempo di scambiarsi un paio di sms. Era un giorno di Novembre, in ufficio avevo appena scoperto che l’agenzia sarebbe rimasta chiusa dal pomeriggio del 31 Dicembre fino al 7 Gennaio. Accendo il pc, aspetto che la lentissima connessione internet inizi a carburare e mi collego sul sito Ryanair: controllo i voli, le possibili destinazioni. Anche se la destinazione è sempre solo una. La Scozia. Glasgow. Celtic Football Club. C’è solo un problema: niente aerei per Glasgow fino a Marzo, Edinburgo con Easyjet costa oltre 200 €. Rimane l’opzione Manchester e conseguente spostamento oltre il Vallo di Adriano. Trovo una buona offerta con partenza il 1 Gennaio e ritorno il 6. Scrivo subito a Giuseppe, neanche un quarto d’ora dopo ho già preso i biglietti, nei giorni seguenti si aggiungo anche il fedelissimo Geometra, Gianluigi e Giorgio che arriverà da Messina. I giorni che mancano alla partenza sono un fremito di idee, posti dove andare, stadi da visitare, match a cui assistere. Perchè il British Football è un Dio generoso e in quei giorni di vacanza ha da offrire tanto. Mica come da noi che i calciatori devono andare ai caraibi con le loro sgallettate. E così si conclude questo prologo, con l’aereo del 1 Gennaio che ci porta a Manchester in serata, un kebab, qualche birra, poi a letto. Ah…Giuseppe dorme per terra perché come al solito hanno fatto casino con la prenotazione. La mattina sveglia alle 5.30, alle 7.15 il treno per Glasgow. Assonnati ma carichi.

ONE TEAM IN AYRSHIRE. E’ il 2 Gennaio, è mattina ed è ancora buio là fuori. Siamo tutti sul treno diretto verso nord e il viaggio, almeno nella parte iniziale, procede lentamente con diverse fermate, tutte interessantissime. Assistiamo all’alba su Wigan e Preston, passiamo dalla bella Lancaster e poi una tirata dritta fino a Carlisle, città dove ebbe una certa importanza il ruolo svolto a favore di Edoardo Plantageneto da parte di Robert Bruce VI, Conte di Carrick e Signore di Annandale. Il padre di Robert the Bruce, futuro Re di Scozia. Segno che siamo vicini. Il treno procede e passiamo accanto allo stadio del Celtic Nation, team di Non-League di cui prendo l’impegno di approfondire la storia, anche perchè scopro che diversi tifosi del Celtic lo seguono organizzando degli autobus. Prima delle 10.30 siamo a casa. Finalmente Scozia. Finalmente Glasgow. Città che per quanto grigia e triste non riesco a non amare, a dimostrazione che il cuore non guarda all’aspetto esteriore ma alla bellezza interiore. Ci sistemiamo rapidamente in ostello, una razzia veloce e indolore al Celtic Store e un pranzo genuino da Burger King. Alle 13.30 siamo nuovamente su un treno in direzione Kilmarnock, Ayrshire. In stazione troviamo subito Joanna, incredibilmente puntuale ad accoglierci. Ha deciso di venire con noi a salutare un altro vecchio amico, il capitano dei Killie, Manuel Pascali che come al solito ci regala i biglietti della partita nonostante un bilancio non molto positivo in questi anni (0-0 con espulsione contro i Rangers nel 2009, 0-0 con suo gol annullato contro il Motherwell nel 2011, sconfitta interna 1-3 con l’Aberdeen nel 2012, sconfitta interna 2-5 col Celtic lo scorso Settembre). Vediamo come finirà col St. Mirren, o si svolta o si sbotta. Prendiamo posto a Rugby Park dopo aver fatto il pieno di birra e sidro al pub dello stadio. La partita non è proprio molto emozionante e sugli spalti fa un freddo cane. I padroni di casa nonostante l’ottima partita di Pascali traballano molto dietro e il St. Mirren la sblocca con Campbell. Pregustiamo l’ennesima sconfitta, quando una decina di minuti dopo McKenzie tira fuori il coniglio dal cilindro con un bel tiro dal limite e riporta il risultato sul 1-1. Nell’intervallo mi incazzo perché al bar hanno finito le Killie Pie e le Scotch Pie. Torno sconsolato a sedermi in tribuna. Nel secondo tempo il Kilmarnock gioca meglio, sbagliando anche due occasioni clamorose con Kris Boyd. Ma è proprio Boyd a regalare finalmente una gioia segnando il gol vittoria nei minuti di recupero. 2-1 e tutti a casa. Contento sono contento, ma di esultare a un gol di Kris Boyd non se ne parla. Mi limito a sorridere. Va bene così. Dopo la partita classico meeting con Pascali nella VIP Lounge di Rugby Park, dove non perdiamo occasione di ringraziarlo e di scambiare ancora qualche parere sulla partita e su quanto siano imbarazzanti tecnicamente alcuni suoi compagni di squadra. Ci incamminiamo poi verso la stazione, facendo prima una lunga sosta al pub dove Joanna insiste per offrirci da bere e farci conoscere il barista che è il sosia proprio di Kris Boyd (ma ci tiene subito a precisare di essere un tifoso del Celtic). Conosciamo anche il proprietario che ci regala subito delle spille e delle bandiere della Scozia. E’ il 2014 in fin dei conti…

I 7 COLLI DI EDINBURGO. C’è una città che, proprio come Roma, sorge su sette colli. Ma qui la potenza di Roma non arrivò mai, anzi Roma preferì tutelarsi chiudendo l’accesso da e per la terra che chiamava Caledonia con un muro o meglio un vallo. Sveglia con calma al mattino. Il viaggio in bus è piacevole e non troppo lungo, attraverso la campagna scozzese e passando di fianco a Murrayfield, il tempio del rugby scozzese. Ad accoglierci troviamo pioggia battente e un vento maledetto, che ti gela le ossa e fa volar via cappelli e ombrelli ai passanti. Le differenze con Glasgow sono enormi: dalla quantità di negozi di souvenir capisci subito di essere in una città turistica, ma vedere in vetrina tutti quei kilt e tartan, tutte quelle bandiere e clan crest ti fa di respirare un po’ di tradizione scozzese nonostante il tutto sia una semplice trovata commerciale. Giuseppe ci fa da guida fino al Deacon Brodie’s un bellissimo e affollatissimo pub dove ci fermiamo a pranzare a base di pie e fish & chips, placando la nostra sete con un’ottima Dark Island Ale, probabilmente la birra migliore che abbia mai bevuto. Riprendiamo la strada verso Castle Hill e il relativo castello. La pioggia è cessata e il vento è meno violento, il che rende la camminata più piacevole. Ho modo di apprezzare ogni scorcio di questa città che ha davvero tanto da offrire in termini culturali e artistici. Arrivati in cima apprezziamo il bellissimo panorama che domina la città, prima di infilarci in un negozio-museo di kilt lì accanto prima e alla Scotch Whisky Experience poi. Ammiriamo il meglio che la Scozia ha da offrire in termini di kilt e tessuti e ci facciamo ammaliare dal profumo di whisky prima di iniziare la discesa verso il parlamento scozzese e Holyrood Park. Sulla nostra sinistra scorgiamo Calton Hill che ci saluta, regalandoci l’ennesimo scorcio indimenticabile che rende il tutto davvero magico. Magico come la Toolboth Tavern, stupendo pub tradizionale in cui ci fermiamo a bere l’ennesima birra di questo viaggio. Ambiente tranquillo, niente turisti e un bel gruppetto di allegri pensionati scozzesi a farla da padrone. L’ora si fa tarda ed è ora di lasciarci tutta la raffinatezza di Edinburgo alle spalle per fare rientro a Glasgow, dove ceniamo velocemente prima di dirigerci in quella che davvero è la nostra casa: Gallowgate. Sentiamo della musica live provenire dall’Emerald Isle Pub e ci infiliamo subito dentro. È il solito tripudio di abbracci e strette di mano. Alcuni si ricordano di noi, altri non li avevamo mai incontrati, tra tutti spiccano un vecchio con la moglie più brutta del pianeta e il sosia di George Best. La serata prosegue velocemente tra brindisi e canzoni, finchè il proprietario suona la campana dell’ultimo giro prima di accompagnarci gentilmente fuori, con la promessa di una sfida a calcio tra gli Italian Celts e la sua squadra del pub la prossima volta che ci incontreremo.

COME ON YOU SONS! Altro giro altra corsa. Oggi sarà di nuovo football. Quello vero. Quello genuino. Quello che piace a noi. Nei giorni precedenti la scelta era caduta sul Dumbarton Football Club e sul suo bellissimo stadio, sovrastato dalla Dumbarton Rock e dal castello da una parte, accarezzato dallo scivolare delle acque del Clyde dall’altra. La squadra è impegnata nel “derby dello stretto” col Greenock Morton. Saliamo sul treno, una ventina di minuti di viaggio e ci siamo. Arriviamo allo stadio abbastanza presto, scattiamo qualche foto ma è ancora tutto chiuso e decidiamo così di tornare verso il centro per mettere qualcosa sotto i denti. L’unica cosa che troviamo aperto è un McDonald’s quindi la scelta è obbligata. Usciamo ed arriva subito la pioggia ad accompagnarci lungo tutto il tragitto per lo stadio. Ora è finalmente aperto, paghiamo l’ingresso (purtroppo non ci lasciano un biglietto cartaceo alla cassa) e ci fiondiamo subito al bar interno che ospita anche un piccolissimo shop, che vende solo sciarpe e cappellini smorzando subito il mio desiderio di acquistare una maglietta ufficiale della squadra. Dovrò accontentarmi del match programme. Qualcuno si accorge che abbiamo una parlata strana e inizia a fare domande e in poco tempo diventiamo l’attrazione del giorno. Anche qui sono abbracci e strette di mano, coi tifosi locali incuriositi da cosa ci facessero cinque italiani a vedere una squadra di Championship (Serie B) Scozzese. Vanno subito a chiamare il fotografo ufficiale del club e fino al kick off fanno il possibile per farci sentire parte della loro piccola famiglia raccontando aneddoti e spiegazioni sulla storia del club. Finalmente arriva il momento della partita e ci posizioniamo insieme alla parte calda della tifoseria che ci coinvolge nel suo tifo incessante. Il loro modo di sostenere la squadra è molto goliardico e sentito. A ogni fallo degli avversari tutti in piedi a urlare “OFF! OFF! OFF!” poi come un mantra interminabile parte il coro “COME ON YOU SONS!”. La partita è piacevole, il Dumbarton gioca un bel calcio rapido palla a terra sfruttando molto le sovrapposizioni nei terzini, in particolare quello destro che sembra molto ispirato e vincerà poi il premio di Man Of The Match. La punta Colin Nish, con un importante passato neanche troppo lontano in Scottish Premiership con le maglie di Kilmarnock, Hibernian e Dundee Utd, gioca molto bene di sponda per favorire gli inserimenti dei due trequartisti che giocano alle sue spalle. Ci sono tante occasioni da gol non concretizzate, finchè sul finire del primo tempo viene concesso un rigore per un fallo di mano e i padroni di casa passano finalmente in vantaggio. Nell’intervallo il Geometra manda tutti fuori di testa mettendosi a petto nudo come un true scottish venendo platonicamente nominato dai locali nuovo capo ultrà. Nella ripresa il Dumbarton amministra il vantaggio nella prima parte, per poi dare il colpo di grazia negli ultimi minuti chiudendo la partita sul 2-0. Bella vittoria e situazioni in classifica tranquilla adesso, il che ci permette di rientrare a Glasgow con la coscienza pulita. Cena neanche troppo veloce a base di Haggis, Neeps and Tatties al Crystal Palace dove veniamo raggiunti da Joanna che è impaziente di incominciare la serata a Gallowgate. Serata ovviamente memorabile, prima al Bar ’67, poi all’ Hoops Bar, dove incontriamo nuovamente il sosia di George Best e il nostro vecchio amico Allan di ritorno da Carlisle dove era andato a guardare la partita del Celtic Nation FC, per poi concludere tutto con il tragico karaoke al Cabin, sempre aperto a oltranza quando tutti gli altri chiudono. Accompagnamo, per Km e Km la nostra amica Joanna a prendere l’autobus e rientriamo in ostello, stanchi ed esaltati per la stupenda giornata trascorsa. Consapevoli che il giorno seguente, finalmente, andremo a seguire il nostro Celtic.

FANS NOT CRIMINALS. 5 Gennaio, cielo grigio e gonfio di pioggia che potrebbe iniziare a precipitarci addosso da un momento all’altro. Viaggio in treno breve e tranquillo per raggiungere Paisley poco fuori Glasgow. Prima di tutto va fatta una premessa: il biglietto lo abbiamo comprato tra mille difficoltà, ma visto il sold out nel settore ospiti siamo stati costretti ad acquistarlo in uno dei settori del St. Mirren, nella Main Stand per l’esattezza. Siamo quindi usciti in tenuta casual, tristemente abolito il colore verde e qualsiasi cosa possa far sospettare steward e tifosi di casa che siamo un gruppetto di sostenitori dei Bhoys. Dicevamo di Paisley quindi. Scendiamo alla stazione centrale per fare una camminata lunghissima fino allo stadio, una bella piazzetta e poi il nulla più assoluto. Il New St. Mirren Park vale la fatica però perché si tratta di un vero e proprio gioiellino. Ritiriamo i biglietti al ticket office e, a testa bassa e volto coperto dalla sciarpa entro dentro seguito da Giuseppe, Geometra e Gian, mentre Giorgio rimane indietro a scattare qualche foto e per farsi controllare lo zaino dalla polizia come spesso avviene in UK. I nostri posti sono fantastici, coi nostri idoli che fanno riscaldamento a poco più di 2m da noi. Come dei bambini eccitati iniziamo a scattare foto, anche agli avversari per non farci beccare. Tutto sembra procedere bene ma Giorgio ancora non si vede. A un certo punto un addetto alla sicurezza si avvicina a noi sorridendo, iniziando in maniera tranquillissima a chiederci come mai facciamo foto ai giocatori del Celtic con tanta insistenza. Noi gli spieghiamo che siamo turisti italiani appassionati di calcio scozzese e che c’è anche un altro amico fuori che sta per entrare. Fin qui sembra essere tutto a posto. Poi la situazione diventa tragica: maliziosamente il tizio ci chiede se siamo tifosi del Celtic e Giuseppe con un’ingenuità che abbiamo rischiato di pagare molto cara gli dice di sì e che siamo lì perchè purtroppo non abbiamo trovato i biglietti per il settore ospiti. Lo steward sorride, sembra averla presa bene e ci chiede gentilmente di seguirlo un attimo. Per un secondo, vista la sua gentilezza e simpatia, ci illudiamo che ci faccia entrare nel settore biancoverde. Arrivati fuori troviamo invece Giorgio bloccato da un altro addetto, perché nello zaino gli hanno trovato un sacchetto del Celtic Store. Ci dicono che dobbiamo andarcene, che non possiamo assistere alla partita e che non abbiamo neanche diritto al rimborso dei biglietti perchè non avevamo diritto a comprarli essendo tifosi del Celtic. Noi gli spieghiamo che non siamo criminali ma gente per bene, che ci interessa solo guardare la partita senza creare casini. Gli diciamo che abbiamo già assistito ad altre partite in questi giorni senza problemi ma lui non vuole sentirci. Dopo un quarto d’ora buono di suppliche e spiegazioni decide di andare a chiedere a un responsabile del servizio di sicurezza. Siamo ormai rassegnati ad andarcene quando torna dandoci una buona notizia: possiamo entrare ma saremo tenuti sotto osservazione e se oseremo anche solo applaudire a una bella azione del Celtic ci porterà fuori una volta per tutte. Veniamo anche a scoprire che a dei tifosi del Celtic provenienti da Elgin è stata sequestrata una bandiera irlandese solo perchè al centro era raffigurato Che Guevara. Questi di Paisley ce l’anno per vizio di rompere le scatole. Passiamo quindi la partita seduti immobili ai nostri posti come delle statuine, con la pioggia che ci cade finalmente addosso, sostenendo i ragazzi solo mentalmente. Alla fine la partita finisce 4-0 per noi e ogni volta che si segna si ‘esulta’ solamente urlando dei poderosi “VAFFAN***O” che tutti pensano siano rivolti al Celtic ma che noi sappiamo essere rivolti a tutta la società del St. Mirren Football Club, dal presidente all’ultimo dei magazzinieri. Finito il supplizio torniamo a Glasgow, direzione Brazen Head dove fanno come al solito il concerto di Gary Og. Qui torniamo a essere noi stessi e idoli incontrastati della popolazione locale. Un signore ci fa fare prima una foto con la replica della Coppa dei Campioni vinta dal Celtic nel 1967, poi col pellerossa mascotte del locale. La serata prosegue bene, come sempre quando si è in mezzo al popolo biancoverde. Poi si fa tardi, arrivano le 23.40, ora dell’autobus per Manchester. Alle 04.30 siamo in Inghilterra, treno per l’aeroporto e volo alle 12.45. Stanchi e distrutti ma completamente appagati dalle grandissime emozioni che la buona Scozia ci ha saputo regalare anche questa volta. Sempre più consapevoli di essere parte integrante della Celtic Family.

di Alessandro Girola

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