JAMES “JIMMY” MCGRORY

James "Jimmy" McGrory

James McGrory – The goal machine

Il calcio scozzese non l’ha mai più trovato, un bomber prolifico come James McGrory, per tutti semplicemente Jimmy. Il Celtic lo trovò andando a rovistare tra le rose delle squadre minori di Glasgow. Jimmy giocava nel St. Roch, squadretta di quartiere, e cambiò maglia nel ‘21 per dieci sterline. Il 20 gennaio del ‘23, a diciotto anni, debuttò in prima squadra nella partita contro il Third Lanark. In quella stagione giocò tre partite, segnando un gol nel 4-3 con cui il Celtic piegò il Kilmarnock, prima di andare a farsi le ossa nel Clydebank, in prestito. Nel ‘24-25, McGrory diventò il centravanti titolare del Celtic. Sarebbe rimasto tredici anni in prima fila, sviluppando una carriera che avrebbe offuscato quella degli altri attaccanti britannici. Numeri alla mano, siamo di fronte a un fenomeno: 550 reti segnate in carriera, 472 delle quali con la maglia del Celtic tra League e Coppa di Scozia (per un totale di 445 incontri); in campionato, 396 reti in 375 partite, con una media stratosferica di 1,056 a partita. I suoi record sono tuttora inarrivabili: il 14 febbraio del ‘28 segnò otto reti in una sola partita, contro il Dunfermline; nel ‘26-27 fece cinquina contro Aberdeen, Dundee United e Clyde. La sua specialità erano i cosiddetti gol-lampo, quelli che nei primissimi minuti degli incontri servivano a tagliare le gambe agli avversari. Nella famosa partita del ‘28 contro il Dunfermline (probabilmente uno dei più tristi giorni di San Valentino nella storia dei tifosi dei “Pars”), segnò tre reti nei primi nove minuti di gioco, e nel ‘35 contro il Motherwell andò a bersaglio quattro volte in cinque minuti. Jimmy McGrory era un ottimo centravanti, potente e preciso nei colpi di testa, mobile, capace di attirare su di sè le attenzioni dei difensori avversari per creare occasioni da gol per i compagni. «Il gol che preferisco? Il prossimo» era il suo motto. Aveva un fisico da combattente, era un perfetto uomo squadra e per lui la causa del Celtic veniva prima di ogni altra. Tuttavia, la sua carriera in Nazionale fu inferiore alle attese: soltanto sette partite, nonostante un bottino di sei reti. Sulle ribalte internazionali gli veniva sistematicamente preferito Hughie Gallagher (che giocò nell’Airdrie, nel Newcastle e nel Chelsea) e per anni ci si chiese cosa avrebbero potuto fare questi due fenomeni se qualche selezionatore avesse deciso di farli giocare insieme, dal momento che non avevano caratteristiche simili. Quattro giorni prima del Natale del ‘35, davanti a 40mila persone arrivate apposta per l’evento, McGrory battè il record di gol della League, superando quota 364. Lo fece alla sua maniera, con un gol-lampo che aprì la serie nel 5-3 rifilato dal Celtic all’Aberdeen (alla fine, il bottino personale fu una doppietta). Sul “Sunday Mail” lo storico evento fu addirittura immortalato con un’ode al campione: «A Celtic fan cried, in a pause/ Where Parkhead’s fog hung hoary/ “We dinna need yer Santa Claus/ While we ha’e Jimmy McGrory”», (ovvero: Piangeva, un tifoso del Celtic, in un angolo dove la nebbia del Parkhead saliva bianca: “Non abbiamo bisogno di Santa Claus, finché abbiamo Jimmy McGrory”). Il campione, ammaccato e stanco dopo anni di battaglie in campo, giocò l’ultima partita al Celtic Park, all’età di 33 anni, il 16 ottobre 1937. Nel suo palmares c’erano due successi in campionato e cinque Coppe di Scozia. Nel 1945, finita la guerra, tornò al Celtic da allenatore: ci restò vent’anni, vincendo un titolo nazionale, due Coppe di Scozia e due Coppe di Lega, prima di passare il testimone al mitico Jock Stein.

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