A Glasgow per festeggiare il titolo

Championes 2013

Glasgow, 11 maggio 2013
Scottish Premier League – 37^ giornata
Celtic 4-0 St. Johnstone

di Giuseppe Maiorana

Si comincia giovedì sera, quando ricevo ospitalità da Davide e ho l’onore di conoscere oltre ai suoi, gentili quanto lui, anche il suo bellissimo cane Rocco che incurante dell’età e di un infortunio alla zampa mi fa tantissime feste..
Si parla della trasferta e già non vediamo l’ora che sia la mattina successiva..e infatti (anche per ragioni logistiche) l’indomani arriviamo in aeroporto alle 7 anche se l’aereo è alle 10.45. Un salto sul forum per salutare tutti i nostri fratelli biancoverdi (e, lo ammettiamo, farci invidiare un pò) e piano piano arrivano tutti gli altri: MacEma, Dany (che in realtà era già arrivato, ma pensa bene di rimanere seduto su una panchina dell’aeroporto senza chiamarci fino alle 8.30 e Ghido che ormai arriva per ultimo per principio).
E’ troppo presto per una prima birretta e allora pieni di emozione (che è la stessa per chi è già stato a Glasgow molte volte e chi, come MacEma, ci va per la prima volta) passiamo i controlli e poi in aereo, destinazione Glasgow.
Atterrati nella nostra terra promessa ci dirigiamo in centro e la prima tappa obbligata è il Crystal Palace, dove consumiamo il nostro pranzo: MacEma si rivela subito un degno erede di Supermario in termini alimentari, mangiando in una volta sola quello che io riuscirò a mangiare in 4 giorni. Sazi e satolli andiamo in hotel; non l’EuroHostel nè il meraviglioso hotel a 5 stelle sulla strada per Celtic Park, (ah ah ah) troppo costoso per le nostre umili tasche, ma il St. Enoch Hotel che ha il pregio di trovarsi di fianco a “Bifteki” altra meta culinaria d’obbligo per i trasfertisti degli Italian Celts per gli spuntini a mezzanotte utili ad asciugare le lunghe bevute giornaliere a Gallowgate. Il tempo di lasciare i nostri bagagli ed è il momento del Celtic Store che come sempre saccheggiamo con acquisti molteplici per noi e quelli di noi rimasti a casa.
Usciti ci aggiriamo nei pressi della stazione, parlando del fatto che spesso è meglio girare in “borghese”, senza cioè segni riconoscibili del nostro tifo calcistico, quando MacEma esclama: << Ecco, però vedete quello lì, gira con la tuta dell’Irlanda e lo zaino del Celtic senza problemi! >>
E chi può essere quello lì se non il nostro mitico Irlandesecasertano appena giunto da Edimburgo e che incurante della pioggia battente passeggia alla ricerca del nostro ostello.
E proprio Irlandese ci regala subito una delle sue meravigliose perle visto che, pensando che li comprassi io per tutti, non ha acquistato il biglietto per Celtic Park. Cerchiamo di rimediare con i nostri potenti mezzi tecnologici a disposizione ed effettivamente smartphone, I-Phone e Blackberry ci consentono di connetterci al sito del Celtic e completare le procedure d’acquisto di un ticket, ma, Irlandese non si ricorda la password del suo account e quindi i tentativi falliscono miseramente.
Non ci resta che andare all’Euro Hostel, accomodarci al pub per una buona pinta di Guinness e aspettare che Irlandese usi la postazione internet per ricrearsi un account e comprare il biglietto dello stadio; stavolta è tutto a posto e anche lui sarà dei nostri. Ma ora si sta facendo tardi e quindi, gambe in spalla in direzione Gallowgate..
E qui ha luogo il secondo dramma della serata: al Barrowlands c’è un concerto di un gruppo metal-ska che Ghido adora (non ricordo nè il nome vero nè quello usato per prendere in giro Ghido), ma il biglietto costa 60 sterline e dopo una lunga e sofferta riflessione, Ghido decide di non entrare e di venire con noi all’Emerald per affogare il suo dispiacere nell’alcool.
Per fortuna, a tirarlo su di morale ci pensa subito un arzillo vecchietto che visibilmente ubriaco prima ci delizia con un leggiadro balletto accompagnato da streap-tease e poi si siede al nostro tavolo e parla ininterrottamente per mezzora ripetendo senza sosta pressapoco questo: “ADSLDSHSKESPEICBSLPAUENVPIEBAMPRUTGBMPOA0YRVPEYHBALPRHBA”. C’è musica dal vivo e chiediamo di eseguire Fields of Athenry, ma veniamo cazziati quando, al ritornello inneggiamo all’IRA (a parte la prima volta, in realtà, non siamo noi a farlo, ma un ragazzotto bello piazzato che intanto è venuto a farci compagnia). Ci trasferiamo al Bar ’67 per le ultime due pinte e particolare non trascurabile distribuiamo (come abbiamo fatto anche all’Emerald) i volantini per il minuto di silenzio in onore di Jonnhy Doyle che riscuotono il favore dei presenti.
Il giorno successivo è già quello della partita. Ci incamminiamo verso Celtic Park di buon ora e arriviamo a Gallowgate. I pub sono ancora chiusi (compresi il Bairds e il Cabin che purtroppo nel weekend non alzeranno mai le loro saracinesche), ma in compenso veniamo fermati da alcuni tifosi che gravitano nella zona del mercatino delle pulci che ci dicono di fare attenzione visto che è in corso, poco più avanti, una marcia orangista e agli incroci potrebbere esserci dei problemi. Vista anche la pioggia battente decidiamo di prendere un taxi fino allo stadio, anche se in realtà della marcia non c’è nessuna traccia lungo il percorso.
Anche fuori da Celtic Park e dentro lo store affollatissimo di tifosi distribuiamo i volantini sulla nostra iniziativa in onore di Doyle che il mitico DanyZena ha stampato a centinaia e alle 11.25 siamo pronti davanti alla statua di Big Jock Stein con il volantino e il nostro bandierone bene in vista. Peccato che manchi la nostra cara Joanna che, per aspettare un amico è ancora in stazione centrale e poi imbottigliata nel traffico sul taxi. La aspettiamo fino alle 11.55, poi, considerato l’orario del calcio d’inizio (12.15) non possiamo più attendere. Facciamo il minuto di silenzio, purtroppo meno partecipato del previsto a causa di questo ritardo (sono passati a salutarci anche Fabi e Allan Baxter, ma non hanno aspettato il minuto) e poi entriamo al Paradise.
Della partita sapete tutto, noi però grazie a Ghido che ha contatti con Paul Capuano e Padi Watts, due componenti degli Indi Bhoys, abbiamo il privilegio di assistere al secondo tempo insieme alle Green Brigade..e il divertimento è stato eccezionale. Unica pecca, il fatto che al Let’s all do the huddle, essendo nella fila più alta del settore, avessimo la visuale sul muro e non su tutti i tifosi che facevano l’huddle.
Usciamo dallo stadio dopo la premiazione e i festeggiamenti e finalmente incontriamo Joanna e ci incamminiamo verso Gallowgate: cerchiamo di entrare in un pub lungo la strada (aiutatemi con il nome, sto diventando vecchio), ma la Polizia ci precede di pochi istanti e dichiara che il pub è momentaneamente chiuso e quindi proseguiamo. Fuori dall’Hoops Bar c’è una fila chilometrica, ma riusciamo a entrare al bar ’67 e veniamo finalmente accolti dietro il bancone dalla figlia del celeberrimo Ziggy. Peccato però, che non ci sia il padre a cui ricordare che ce l’ha promessa in sposa più e più volte nelle nostre precedenti trasferte, ma almeno abbiamo la fortuna di rivederla.
Spinto da Davide cerco di scambiare la nostra sciarpa con un’avvenente donzella, che però non accetta e, beffa oltre il danno, vengo anche deriso da un anziano signore che mi dà una pacca sulla spalla e si congratula ironicamente per il mancato tentativo di abbordaggio. Meno male che a risollevare me e la reputazione del latin lover italiano ci pensino Davide e Ghido: non so in base a che cosa o perchè, ma a un certo punto Davide pronuncia le due parole magiche “stallone italiano” e viene sentito dall’amica di Joanna (Katie) che da quel momento non gli darà tregua. Il povero Davide cerca di spostare l’attenzione su Ghido, costretto contro la sua volontà a regalare a Katie la sua polo e a rimanere a petto nudo al Bar ’67 in cambio di un misero bacio sulla guancia, ma è questione di 5 minuti. La preda prescelta è Davide che dovrà dare del suo meglio per tutta la serata per respingere gli assalti della bella e avvenente milfona..
Lasciamo Gallowgate per il Brazen Head e anche lì continuano cori, musica dal vivo e pinte di birra a go go. Joanna e Katie sono ancora con me e facciamo un brindisi per il compleanno di Jonnhy Doyle (e mio papà) rimediando così all’assenza di Joanna, almeno in parte, al minuto di silenzio. Conosciamo anche un tifoso particolarmente infervorato contro la Juve e infatti i cori contro i bianconeri si sprecano tra le risate generali fino al momento di tornare in ostello.
L’accordo per la domenica mattina (giorno in cui Dany di buon mattino deve raggiungere Manchester) è quello di svegliarsi presto e raggiungere Edimburgo per provare ad assistere al derby Hearts-Hibs. L’unico che però mantiene il proposito sono io, mentre i miei adorati giovincelli se la prendono molto comoda, dormono, fanno colazione e prendiamo così l’autobus solo alle 10.45. Non arriviamo in tempo per la partita, ma poco male, la giornata è comunque splendida.
Guidati dalla sapienza culinaria di Davide ci gustiamo dapprima un bel panozzo con porchettona autoctona, poi, dopo un giro turistico (anche nei pressi del Parlamento dove, con gli adesivi degli IndyBhoys rendiamo noto il nostro parere sul referendum per l’indipendenza della Scozia) e qualche birra, ci immergiamo nella whisky experience. Si tratta solo di un assaggio, ma che mi porta a un passo dalla “morte”, come ho il modo di sottolineare scatenando l’ilarità dei miei compagni di viaggio. Dopo una gustosa Baked Potatoes in un locale “sospetto” in cui temiamo di saltare in aria è tempo di ritornare a Glasgow, non prima di una mia meravigliosa foto di Davide con sullo sfondo il castello di Edimburgo (ah ah ah, maledetto I-Phone).
A Glasgow beviamo una birretta in un pub del centro allietati dall’odore di morte e distruzione lasciato da un vecchietto che stava disperatamente cercando di raggiungere il bagno in tempo utile prima di fare danni più visibili a sé stesso e al suo abbigliamento e poi in una traversa dietro il Cristal Palace ci imbattiamo in un concertone di un gruppo metal (Ghido se sbaglio correggimi, io e la musica non siamo molto amici) totalmente femminile. Ci vogliono fare pagare l’ingresso 5 sterline, ma con le nostre innate capacità di contrattazione riusciamo a entrare gratis. Alcuni di noi si innamorano anche delle artiste on stage, ma qualcun’altro, molto più cinico e spietato, fa notare che la cantante avrebbe il naso come Chiellini e quindi fa subito passare la poesia a tutti quanti. Lasciamo il concerto, “preleviamo” sotto l’ostello (ma non da Bifteki) il cibo più unto e fritto di Glasgow e lo portiamo in camera di soppiatto dove consumiamo la nostra cena e chiudiamo la nostra grande giornata.
E arriva lunedì: prima Celtic Store, poi Irlandese deve cambiare ostello, ma abbiamo la pessima idea di accompagnarlo a piedi quando su Glasgow si scatena una tempesta di pioggia di proporzioni bibliche: come se non bastasse siamo in salitia e per giunta controvento, ma raggiungiamo la nostra destinazione e poi in taxi, prima di farci riportare in centro, andiamo in un posto dove non dovremmo, con una bandiera che sarebbe stato meglio non avere e immortaliamo il momento affinchè, prima o poi, forse, venga tramandato ai posteri..
In centro ultimo pranzo e poi via in aeroporto per il rientro a casa. Menzione speciale per Ghido che, mentre tutti andiamo a casa, rimane a dormire a Orio al Serio nonostante le offerte di Davide e MacEma e soprattutto nonostante abbia la mattina dopo un esame che infatti, purtroppo, finirà per lui in tragedia, ma se non è questo attaccamento ai colori e alla maglia..

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