5° MEETING THE ITALIAN CELTS

5° meeting the italian celts csc

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Partiamo alle dieci, quando accendo il mio registratorino mentale, già in versione-campioni di Scozia. Un noto abitante della Brianza porta infatti una bandiera sulle spalle con la quale affronterà la prima parte del viaggio. Il viaggio stesso comincia con la colonna sonora del raduno, e cioè la canzoncina della “conga”. Dopo una prima parte di viaggio sfolgorante cominciano a calare palpebre e chiacchiere, e verso la mitologica località di Berceto cominciamo ad avvertire i sintomi della fame. Ci fermiamo a mangiare all’autogrill, dove finalmente quando dici “un camogli” ti capiscono, e però il noto abitante della Brianza, ancora con la bandiera verde sulle spalle, alla cassa, viene accolto con un “dimmi, Batman” da un cassiere lunigiano che fa il simpatico. Niente orsetti musicali, sfortunatamente, ma solo un porcellotto cantante canzoni che nulla hanno a che vedere col calcio. Animale palloso.

Il viaggio riprende a sfolgorare, canzoni a tutto volume e amabili chiacchiere. Fino a Viareggio-Lucca, dove ricala umore, palpebre e volume dello stereo fino ad un silenzio irreale ai piedi della salita di Barga. L’umore riprende a girare con le salite, prendendo in esame i chilometri che dividono Fornaci di Barga dal paese come possibile arrivo di tappa del Giro. Stabilito che verrebbe fuori una tappa-pacco perchè l’ultimo pezzo è in falsopiano(il termine non era proprio quello, ma quello vero non si può dire) stabiliamo che Barga va affrontata dall’altro versante, e poi arriviamo.

Noi ci siamo persi la prima parte, sfortunatamente. Nei minuti di recupero vediamo già simpatiche fiaschette in via di svuotamento mentre il presidente racconta di quella volta che Brother Walfrid gli offrì la cena e insieme decisero di fondare il Celtic (in realtà il Celtic è un’idea del Bore, Walfrid gliel’ha solo copiata e messa giù un pò meglio).

Tutti qui? Manca gente. Dove sono quelli della Bassa? Quelli della Bassa sono in alto, in realtà, al paese vecchio, e non verranno a giocare. Capiremo poi il perchè. Noi nel frattempo prendiamo i vestiti e andiamo a giocare a calcetto. In un sanguinolento Barga-Resto del Mondo usciamo sconfitti con onore. Notevole la prestazione del piccolo Filippo, decisamente il migliore in campo. La parte a mio avviso più bella e folcloristica è assolutamente quella del pomeriggio. Al gazebo fuori dal bar del Paolo Gas arrivano due musicisti e si cominciano a cantare cori da stadio, celtic songs e canzoni da pub.

D’improvviso, la calata dei visigoti. Il primo ad essere assaltato è Giuseppe. Un barbaro genoano travestito da Spaghetti Bhoy lo prende a sè dichiarandogli tutta la sua benevolenza e cantando “Giuse, storia di un grande amore”. Sarà la birra, ma è un delirio di risate. L’alcol fa inoltre materializzare un uomo con la cornamusa che si mette a suonare con gli altri due. C’è anche la competition “salame mantovano vs salame cremonese” con vittoria del primo 3-0 a tavolino (il rivale non s’è presentato). La bandiera, giunta alla 18° media, appende Ghido al gazebo, o forse il contrario (non sono sicuro) e la serata si chiude con una bella cena tosco-scozzese a base di salmone, zuppa di farro, scottish pie. Ho solo una rimostranza: non c’era l’all-day brunch coi suoi stupendi fagioli col ketchup.

Durante la cena, l’uomo con la cornamusa e i due ragazzi prendono a suonare canzoni tipiche: “Flowers of Scotland”, una nota suoneria dei cellulari Nokia della quale ignoro il titolo nonchè la “Ninna Nanna” di Brahms a non più di 30 cm da un uomo della Bassa vagamente assonnato (che infatti non si sveglierà nonostante la povera moglie di Bifo, a 5 metri dal poderoso strumento sia costretta ad allontanarsi per manifesta inferiorità dei padiglioni auricolari).

Guardiamo quindi tutti insieme i rigori della finale di coppa Campioni su un telefonino con sky che è in ritardo di circa 4-5 minuti rispetto alla diretta. Verso il secondo rigore calciato arriva Ghido e rivela alla sala che ha vinto il Chelsea. La sala cerca di linciare Ghido, e non solo perchè il Chelsea è gemellato con la squadra che sta morendo.

Ulteriore birra in un locale vicino all’albergo e cominciano i primi dubbi. Infatti, alla domanda “in che albergo siete?” tutti rispondono “alla Pergola”, indicando 3 o 4 posti diversi comprensivi di diminutivo (Pergolina, Pergoletta, Pergolilinetta di papà). Scopro così che Barga dovrebbe chiamarsi “Bargola”, in quanto il potentissimo proprietario dell’albergo in questione ne possiede una percentuale oscillante tra il 60 e il 70%.

Tra di noi dell’auto color nero con riflessi melanzana comincia a farsi largo, tra i litri di alcol, il modo per uscire con qualcosa da questo meeting. Giuseppe sostiene che i punti fermi della vita sono Condivisione e Venirsi Incontro, ma si sbaglia. E’ McGiro ad avere l’idea giusta. Ciò che conta nella vita sono Verità, Abnegazione, Personalismo. Le scrivo con la maiuscola per farvi capire che sono cose davvero importanti che tutti noi dovremmo prendere sul serio, è solo col lavoro che si ottengono risultati.

Ora, il lettore medio si chiederà cosa c’entri. E il lettore medio ha anche ragione, ma eravamo troppo fusi per chiederci effettivamente cosa significasse: ci siamo limitati ad estrapolare dei pensieri importanti. Mi ricorda un pò le lezioni di impianti elettrici alle superiori: non capivo nulla ma ricopiavo, magari un giorno sarebbe servito a qualcosa. No, non è ancora servito, ma la vita è lunga.

Una volta fissati questi pilastri e dopo aver esonerato l’allenatore degli Italian Celts dal suo incarico, possiamo ripartire alla volta dell’ubertosa padania con un unico dubbio.
<<oh, ragazzi, ma che c***o vuol dire “Abnegazione”?>>

Ad maiora.

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