LA GRANDE E MAGNIFICA CELTIC FAMILY

LA GRANDE E MAGNIFICA CELTIC FAMILY

12ª gior. SPL: Celtic 2-1 Aberdeen
Glasgow, 21/24 Ottobre 2011

A ogni trasferta al Paradise e per me questa è stata la quinta (lo so, sono un ragazzo molto fortunato) c’è sempre una persona, un volto, una frase, un episodio che più di ogni altra cosa mi fa capire per davvero cosa vuol dire essere tifoso del Celtic e far parte della Celtic family.
Ebbene, questa volta la cosa che più di tutte mi è rimasta nella mente, ma soprattutto nel cuore e che assocerò per sempre a questa nostra terza trasferta al Celtic Park, è la frase con cui il nostro immenso presidente Bore ha iniziato il suo discorso alla chiesa di St. Michael..
La Santa Messa organizzata dalla parrocchia in onore di Johnny Doyle (grazie all’interessamento proprio di Bore) sta finendo e il prete invita il nostro presidente a prendere la parola. E l’inizio del suo discorso mi fa venire i brividi e per l’appunto, mi fa capire ancora una volta che il Celtic non è solo una squadra di calcio, ma una famiglia, un modo di essere e di vivere e, permettetemi, un modo di amare. Insomma Bore prende la parola e inizia così (vado a memoria quindi mi scuso con il presidente se le parole non saranno esattissime):
“Seguo il Celtic da tanti anni: ho seguito e condiviso le grandi vittorie, ma anche le sconfitte più deludenti. Il momento più bello per me, però, è stato qualche mese fa, quando ho ricevuto un messaggio da Joanna, la figlia di Johnny Doyle”. Parole sentitissime, e accompagnate da una commozione tangibile e assolutamente meravigliosa.
Ecco, questo è l’episodio che più di ogni altro mi rimarrà in mente perché testimone autentico di una passione che va oltre i risultati sportivi, la distanza, il trascorrere del tempo. Una passione nata, per usare sempre i concetti di Bore, perché alla notizia della morte di Doyle sembrava impossibile che uno di quelli che sono i nostri eroi e che ci sembrano invincibili e immortali potessero andarsene via così di punto in bianco, e poi cementatasi nel corso del tempo.
E che oggi, tutti noi Italian Celts abbiamo la fortuna di condividere tra di noi. Ed è un onore far parte della Celtic family e degli Italian Celts.
Per il resto, che dire? Chi ha avuto la fortuna di girare i pub di Gallowgate, sedersi su un seggiolino del Paradise, incontrare giocatori fuori dallo stadio e tifosi nei pub e per la strada sa perfettamente di cosa parlo e cosa significa vivere un’esperienza del genere.
Per chi ancora non c’è stato, mi vengono in ordine sparso altri flash: la Soldiers Song cantata in gaelico al Bar ’67 e al Bairds e i pub che da rumorosi d’improvviso si facevano letteralmente muti per seguire in religioso silenzio l’inno, neanche fossimo a una cerimonia ufficiale. L’emozione assolutamente fanciullesca nel correre da un’uscita all’altra dello stadio per fotografare i giocatori del Celtic, assolutamente disponibili e pronti a passare in mezzo ai tifosi un po’ di tempo dopo la partita; il signore ubriaco che ci ha invitato al Cabin e che scuoteva la testa incredulo quando gli dicevo che ero per davvero un tifoso del Celtic che veniva apposta dall’Italia per i bhoys. Perché nei pub, allo stadio, per strada, non appena la gente sa che vieni dall’Italia e tifi Celtic ti abbraccia, ti sorride e con questi abbracci e sorrisi ti accoglie nella famiglia Celtic (scusate se sto abusando del termine, ma è davvero così)
E ancora,i sorrisi, le risate e il buon umore di ogni momento di questa tre giorni a Glasgow, eccetto l’unico momento di tristezza, sconforto e smarrimento per la tragedia di Simoncelli; oppure la soddisfazione di essere citati dallo speaker dello stadio, durante l’intervallo e ricevere i suoi ringraziamenti e quelli del pubblico per la nostra presenza e per aver dato vita alla Messa in onore di Johnny Doyle alla chiesa di St. Michael.
Si dice che se in un viaggio non si incontrano né conoscono persone né si assapora la vera essenza di un posto, allora il viaggio non è più tale, ma diventa un semplice spostamento: ebbene anche la terza trasferta al Paradise è stata per me un autentico viaggio, alla scoperta sempre più profonda e consapevole del Celtic e della sua meravigliosa famiglia.

Giuseppe Maiorana

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