OLD FIRM DERBY: “SOLO 36 ORE”

OLD FIRM DERBY: "SOLO 36 ORE"

Celtic 1-3 Rangers
Glasgow, 24 Ottobre 2010

Una settimana in apnea in attesa dell’Old Firm, finalmente partiamo.
E’ sabato sera, il volo è previsto per le 22: tardi, troppo tardi!
Arriviamo a Prestwick che è notte, il freddo umido si fa sentire.
Autobus, taxi, sistemazione in hotel e si fanno le 2, non ci resta che andare a letto.
La mattina ci svegliamo di buon’ora, abbiamo dormito poco e male ma l’emozione è talmente tanta che non ci facciamo caso. Glasgow si presenta vuota. Ci incamminiamo verso Gallowgate. Anche qui però non c’è nessuno! I pubs non apriranno prima di mezzogiorno ma per fortuna Timland è aperto e anche una delle bancarelle del mercato si presenta piena di gadgets di ogni tipo.
Al negozietto dell’associazione filo Sinn Fein (dal nome gaelico impronunciabile) incontriamo tre italiani. Sono esponenti storici dei Freak Brothers Terni, uno di loro venne a Potenza nel lontano’89 e tra le due tifoserie nacque anche un’amicizia. Mi dilungo a parlare con loro di vecchie storie e leggende…
Dopo aver comprato una maglietta adocchiata già l’anno scorso, recante un messaggio chiaro “I still hate Tatcher”, muoviamo verso Parkhead.
Immancabile anche qui lo shopping ossessivo compulsivo!
La mia coppola scozzese è stupenda, Alessandro dissente, io rispondo che è sempre meglio di un cappello da giullare…ogni riferimento non è per niente casuale!
Ci sentiamo un po’ delle star quando rilasciamo un’intervista per le telecamere di Mediaset (per il programma Le tribù del calcio).
Alcuni intellettuali del luogo ci avvicinano e si complimentano con noi italiani per uno dei marchi più conosciuti all’estero: “Camorra? Oh I fuckin’love Camorra!”
Vagli a spiegare…
Nel frattempo arriva Andrea con la ragazza ed iniziamo ad aspettare il nostro uomo: colui che ci porterà i biglietti. Non sappiamo chi sia, non abbiamo notizie circa la sua fisionomia, speriamo solo che non faccia tardi.
Siamo sotto la statua di padre Wilfrid quando arrivano spettatori VIP. Michel Platini è a 20 metri da me: non ce la faccio a contenermi!
“RIDICOLO!!!” urlo contro il boss della Uefa. La sua colpa? Beh con noi italiani non si comporta benissimo ma soprattutto penso al furto della Francia ai danni dell’Eire nelle qualificazioni mondiali.
Il mio epiteto nei suoi confronti non passa inosservato: dopo dieci secondi siamo circondati da persone di una certa età: sono quelli di Barga e quando hanno sentito parlare italiano si sono avvicinati.
Finalmente arriva un tizio a chiederci se vogliamo dei biglietti: io lo scambio per un bagarino, Alessandro invece capisce: è il nostro uomo, abbiamo i biglietti!
North stand, gate 41!
Per la seconda volta entro al Celtic Park! Canti, cori e un pizzico di commozione quando si canta tutti insieme “The fields of Athenry”.
Le squadre scendono in campo, è il momento tanto atteso, sciarpe tese e tutti uniti in un coro: You’ll Never Walk Alone!
Il primo tempo scorre via veloce e sembra quasi un sogno il gol all’ultimo minuto. Non faccio in tempo ad esultare che mi arriva un destro sul naso da parte del mio vicino, un teen ager esagitato di 140 kg…ho gli occhi rossi, non so se per la botta o per la gioia del gol!
Secondo tempo, tornano le squadre in campo e io lancio nuovamente le mie tonsille sul rettangolo verde per cantare la seconda volta “You’ll never walk alone”.
Poi il disastro…
Gli unni, fino a quel momento zitti, cantano e festeggiano.
I lucani a differenza dei britannici non sono noti per il self control e cosi quando parte “God save the queen” dal settore Rangers, mi esibisco mio malgrado in uno spettacolo poco edificante: frasi ingiuriose in potentino stretto, per lo stupore generale dei più che ignoravano la mia lingua.
La partita finisce, la delusione è troppa! Il mio primo Old Firm è terminato 1-3. Pesante! Sono quasi tramortito.
Uscendo un ragazzino della Green Brigade vuole scambiare la sciarpa. Al mio “yes” sgrana gli occhi per lo stupore. A momenti si commuove. Vedere la gioia nei suoi occhi fa bene al mio morale. Lo abbraccio e penso a quante persone mostrerà orgogliosamente quella sciarpa che era stata mia e che porta il nome dell’Italian Celts CSC.
Andiamo all’ingresso principale, qualcuno che è con me è a caccia di foto coi giocatori…Io mi limito volentieri a fare il fotografo. Tranne rare eccezione, non ho una grande stima dei calciatori: quest’anno qui e l’anno prossimo chissà.
Ad un certo punto però esce un signore anziano, alto, fisico ancora integro. Alessandro azzarda dicendo: “E’ Billie McNeill”.
Ha ragione! L’uomo che sollevò la coppa dei campioni a Lisbona nel ’67, che è ancora oggi il giocatore con più presenze della storia del Celtic è a due passi da noi a dispensare foto e autografi. Una leggenda vivente, con lui, la foto la voglio anch’io!
Gli diciamo che siamo italiani, e incredibile, è lui ad emozionarsi! In quel momento sento di provare un sincero affetto per questo signore di una certa età che sa ancora stupirsi per la passione dei propri tifosi.
Attendiamo a lungo l’uscita del coach Lennon; lui è un’altra delle rare eccezioni di cui parlavo prima: non è solo l’attuale allenatore ed ex bandiera del Celtic, ma è stato anche il primo capitano cattolico della nazionale nordirlandese e per questo minacciato di morte dai lealisti protestanti. Neil Lennon è un uomo simbolo!
Escono proprio tutti, compresa la cantante Susan Boyle…ma Mr. Lennon non si vede. Sarà per la prossima!
Ci dirigiamo verso i pub, Andrea a telefono ci dice che nonostante la sconfitta i Bhoys sono carichi.
” We don’t care if win lose or draw”si canta e pare sia vero!
Giunto a Gallowgate trovo il delirio: i pub pieni di tifosi in festa, io rimango allibito. Polizia schierata e security dei locali munita di metal detector, ma a parte gli eccessi di qualcuno tutto fila liscio: concerti, canti, cori e birra a fiumi.
Ad un certo punto diventiamo l’attrazione del pub Tyr na nog: tutti vogliono conoscere e fare le foto con quei pazzi italiani che sono saliti fino in Scozia per l’Old Firm.
Si fa sera, le serrande dei pub ormai sono a metà. Salutiamo i nuovi amici e Andrea. Direzione Edimburgo.
Prima di prendere il treno faccio in tempo ad essere scambiato inspiegabilmente per polacco da due ubriachi attempati e ad imbattermi in un vecchio, anche lui non astemio, che biascicava ripetutamente al cellulare “Tiocfaidh àr là”…
Arriviamo ad EdimbRA (come dicono a GlesgA); ad attenderci c’è una città deserta e quasi spettrale ma incredibilmente affascinante. Il tempo di cenare e di bere un’ultima pinta ed andiamo in aeroporto. Le panchine sono scomode ma riusciamo comunque ad addormentarci. Alle 6.10 decolliamo verso Roma. 36 ore!
Tutto questo è durato solo 36 indimenticabili ore attese per anni e che ricorderò per sempre. Felice per un piccolo sogno realizzato!

Salvatore Cosenza

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3 thoughts on “OLD FIRM DERBY: “SOLO 36 ORE”

  1. Pingback: La nostra prima trasferta europea | The Italian Celts CSC est. 2007

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