ITALIAN CELTS E CELTIC FOREVER SU IL GIORNALE.IT

Celtic Glasgow, la squadra che diventò una fede nel nome del padre (Walfrid)

di Massimo M.Veronese
Forse è la maglia. A strisce orizzontali, come nel rugby, quando tutti o quasi le hanno verticali. O i colori. Bianco e verde. Quando tutti o quasi hanno il rosso o il blu, meglio se abbinati tra loro o con il bianco e il nero, ma il verde e bianco insieme non è da tutti, figurati poi a strisce orizzontali. Forse è la nazione, la Scozia, con tutte le suggestioni antiche che si porta dietro. O forse no. Perchè piaccia non si sa, ma il Celtic, la cattolicissima, scozzesissima, ma irlandesissima, amatissima, squadra di calcio di Glasgow piace e non solo alla gente che piace. In Italia per esempio ha una marea di tifosi. Si chiamano Italian Celts, vanno alle partite, organizzano raduni, hanno un sito memocelts.wordpress.com e adesso anche una Bibbia tutta per loro, «Celtic Forever», scritto da Luca Manes e Max Troiani per la Bradipo Libri.
Spiega perchè il Celtic è unico, più dei Rangers, gli odiati cugini, la squadre dall’orgogliosa elite protestante scozzese che non ha mai sopportato quella squadra fondata da padre Walfrid per raccogliere fondi per i poveri, e i poveri, quando fu fondato il Celtic, erano tutti cattolici, irlandesi ed emigrati ai margini della felicità.
Spiega come la squadra che mise fine al ciclo della Grande Inter sia l’unica ad aver vinto la coppa Campioni con tutti giocatori del vivaio, tutti nati e residenti a pochi chilometri dallo stadio, ma anche la prima britannica a riuscirci, un anno dopo l’unica vittoria mondiale dell’odiata Inghilterra.
Spiega perchè il tifo per uno dei club più gloriosi e vincenti del mondo abbia qualcosa di mistico: «Chi uno indossa questa maglietta deve sapere che non gioca per una squadra di calcio ma si batte per una causa» era il verbo di Tommy Burns il rosso che a Glasgow ha fatto la storia prima di andarsene a cinquant’anni.
Racconta i suoi campioni da Jimmy McGrory il bomber più terrificante mai apparso agli orizzonti del calcio britannico a Jimmy Johnstone il più amato tra gli «hoops» di tutti i tempi, a Henrik Larsson che i tifosi hanno eletto il più grande di sempre, le stagioni della gloria e della polvere, le discese ardite e le risalite, un amore fatto di grandi trionfi e piccoli dettagli, le maglie senza numeri sulle spalle, il quadrifoglio sul simbolo, il Celtic Park lo stadio che chiamano «Paradise» perchè sta vicino al cimitero di Janefield dove «un uomo viene giudicato solo da come gioca a pallone». C’è tutto in «Celtic Forever», non solo le bacheche luccicanti di trofei ricche di di Kerrydale Street. Perchè essere primi non è importante come essere unici.

da Il Giornale.it del 25/07/2009

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