MEMORIE IN BIANCO VERDE

MEMORIE IN BIANCOVERDE - Claudio Romano

Questa che pubblichiamo è una lettera che abbiamo ricevuto da un posto del mondo molto lontano, la Thailandia. Questa è una testimonianza di come, anche se a tanti km di distanza, l’amore per dei colori di una squadra di calcio possa far sentire le persone più vicine. Claudio Romano, l’autore di questa lettera, è il fondatore, nonchè responsabile dell’associazione Sainam. Sainam è una ONG che si basa sul lavoro volontario dei propri membri e dei propri simpatizzanti. Sainam opera nei villaggi della zona rurale e più povera della regione dell’Isarn nel Nord Est della Thailandia. Sainam si occupa di bambini orfani o in estrema difficoltà e provvede a dare sostegno educativo, medico alla parte più povera della popolazione in cui opera. Lo scorso anno anche gli iscritti al nostro CSC hanno contribuito ad aiutare queste persone versando un piccolo contributo a Sainam. Chi volesse saperne di più può visitare www.sainam.net oppure contattare personalmente Claudio claudio@sainam.net

Un momento epocale nella mia turbolenta esistenza è stata la semi finale di Coppa dei Campioni tra Glasgow Celtic e Inter. Non mi ricordo più l’anno (per questo basta andare a vedere gli annali della competizione), si giocava a Glasgow, pioveva a dirotto e nel Celtic, squadra che vestiva una maglia strana bianca e verde a strisce, giocava un piccoletto dai capelli rossi Jimmy Johnstone. Era bravo, un’ala destra inafferrabile. Il Celtic perse ai rigori, aihmè ma quella notte iniziò la storia d’amore più duratura della mia vita, quella con il Celtic. Una storia senza tradimenti, un amore che, nel bene e nel male, durerà fino a quando sarò disteso nella mia bara, vestito di quella maglia bianco e verde a strisce orizzontali, ora purtroppo inquinata dagli sponsor . Per me “pel di carota” oppure “testa ruggine”, come venivo preso in giro dai miei amici, era una rivincita: avevo trovato il mio modello in quella minuscola ma bravissima ala destra che vestiva quella strana ma unica maglia. Da quel momento il mio destino era segnato, da quel giorno sono diventato un Bhoy! Ancora oggi una delle prime cose che controllo quando sono collegato a internet (ovunque io possa essere) sono le notizie sul Celtic, nuovi acquisti, ferimenti di giocatori, formazioni future oppure anche solo “gossip”, sì il Celtic è una delle poche costanti della mia vita. Tutto questo grazie a Jimmy Johnstone? Oppure una questione karmica? Non era questa forse anche una prima avvisaglia della mia stranezza? Quanto tutti impazzivano per Inter, Milan o Juventus io lo facevo per il Celtic, squadra che nessuno conosceva alle mie latitudini! Di quegli anni mi ricordo purtroppo anche un’altra sconfitta, quella a San Siro in finale di Coppa Campioni, contro il Feyenoord. Immagini ancora in bianco e nero che portavano le prime sofferenze di un bambino per la sua squadra. Allora non sapevo nemmeno che fosse la fine di un epoca, la fine dei “Lisbon Lions”! E stranamente non ho memorie del nostro più grande trionfo, la Coppa dei Campioni del 1967, peccato davvero! Ancora oggi quando nel tempo libero, e nei momenti di gloriosa pigrazia, mi metto davanti al computer (o con la PSP in mano) e gioco a fare il manager di una squadra di calcio, sempre scelgo il Celtic. Vorrei a volte provare a cambiare squadra ma poi il gioco perde ogni senso e interesse per me. Trovo soddisfazione nel creare il mio Celtic che vince campionati e Coppe. Per un uomo di mezz’età non sarà un granchè ma perlomeno questo contribuisce notevolmente a tenere in vita il bambino che ancora è vivo in me! A dire il vero oggi il calcio e lo sport in generale non mi interessano più, anzi mi disgustano assai per le cifre assurde spese per pagare dei giocatori che si atteggiano da superstar, per quello che può significare questo termine abusato, e si comportano da perfetti idioti viziati. E allora mi consolo pensando a Tommy Burns, un’altro mito della mia gioventù, un altro “pel di carota”, un altro “Celtic man” nel profondo del cuore. Un uomo che giocava a calcio nella squadra che amava, mai una star ma un uomo vero che ho avuto pure la fortuna di incontrare fugacemente! Lui giocava sotto la pioggia, la neve, nel freddo e nel vento senza guanti o abbigliamenti strani, lui giocava per la squadra che amava, il Glasgow Celtic! Non mi interessa davvero più del calcio se non del mio Celtic perchè penso che , in definitiva, è molto più di un club calcistico non credo di esagerare dicendo che il Celtic è un modo di essere, una cultura che perpetua ideali di libertà, giustizia ed eguaglianza che hanno lontane radici, dall’occupazione, dalla repressione britannica in Irlanda e dalla conseguente ribellione del popolo di questo martoriato paese. E questa passione che pare davvero inestinguibile è stata alimentata dalla nuove amicizie fatte “casualmente” dal più improbabile dei veicoli, quel mezzo virtuale che avevo sempre pensato essere più o meno inutile come Facebook (onestamente mi sono iscritto per promuovere Sainam, ma con scarsi risultati). Ed eccomi qui, io che ho sempre creduto di amare ad essere fuori dal branco, che ho sempre preferito stare con me me stesso ho trovato nuovo entusiasmo nel condividere questa passione certamente irrazionale con nuovi amici sparsi in tutto il mondo. Io che, sempre, quando mi trovo in un bar osservo, con presunzione, i presenti paragonandoli ai “borabu” di Ban Naudom quando al calar delle tenebre vanno, anche loro in branco, ad abbeverarsi negli stagni delle risaie. Io che quando nelle strade di Ban Naudom la popolazione locale perpetua il rito tradizionale del KonYao (seguendo ballando un carretto dal quale emanano le note di musica “Mor Lam”) mi sono sempre limitato ad osservarli, con distacco, da lontano. Loro tutti in branco a ballare, bere, divertirsi, mentre io ne restavo fuori, nonostante venissi immancabilmente chiamato ad unirmi alla festa. Chiamata che sempre, cortesemente, ho rifiutato. Io che mi sono sempre ostinato a restar fuori dal branco, dal gruppo, come un lupo solitario che vaga nella foresta limitandosi ad osservare, mi interrogo se non sia solo un essere presuntuoso, un associale o uno sfigato?. Forse di tutto un po’…. ma ora mi sento davvero contento di fare parte di questo gruppo di persone che tifa Celtic, che impreca soffre per la futulità assoluta di una partita di calcio. Si, sono ben felice di essere parte di questo branco bianco-verde, fatto da amici mai visti e che, probabilmente, mai incontrerò ma con un cuore che batte all’unisono! E allora non è detto che quest’anno nell’imminente festa di Songkran getterò al vento la mia timidezza mista a presunzione e mi butterò finalmente nella mischia facendo felice la gente del villaggio, ballando goffamente perchè ho capito che, tutto sommato, non c’è nulla di male nel sapore dell’appartenenza, anzi credo sia un fondamentale bisogno umano, ed è molto bello condividere momenti di gioia (o di dolore) con altri esseri umani. Tutto questo grazie a Jimmy Johnstone e a Tommy Burns? Sarà grazie a loro che farò una figuraccia danzando per le strade di Ban Naudom? In ogni caso loro con Danny Mc Grain, Bobby Lennox, Roy Aitken, Davie Provan, Packie Bonner, Naka, Henrik Larsson e molti altri sono stati delle presenze importanti nella mia esistenza, sebbene nessuno di loro sarà mai più importante del Glasgow Celtic F.C. perchè non sono i giocatori a fare il Celtic, ma il Celtic a “fare” i giocatori!

Long live Jimmy Johnstone and Tommy Burns – You’ll never walk alone!

©  Claudio Romano

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