FINALMENTE AL CELTIC PARK

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Finalmente, dopo averlo tanto atteso e desiderato, la nostra prima volta a Celtic Park è stata assolutamente un’esperienza indimenticabile, addirittura meglio di quanto ci saremmo potuti aspettare alla vigilia. Un’attesa durata parecchio tempo, visto che le prenotazioni e l’organizzazione del viaggio si protraevano ormai da quattro mesi e tutti noi, dodici partecipanti, eravamo sempre più in fibrillazione con l’avvicinarsi del fatidico 15 Febbraio, giorno previsto per la gara di SPL contro gli Hearts.

Partenza dal paese di prima mattina del venerdì, destinazione l’aeroporto di Bergamo, dove un volo diretto Ryanair ci conduce a Prestwick in un paio d’ore. Appena atterrati, ancora in coda per il disbrigo delle operazioni di controllo dei documenti, già intravediamo un folto gruppo di appartenenti ad un CSC irlandese, con i quali scambiamo un paio di parole ed una birra veloce al pub dell’aeroporto, prima di prendere il trenino verso il centro città. Anche nel breve tragitto fino alla stazione centrale, facciamo la conoscenza di una famiglia scozzese, il cui figlio di una decina di anni circa, vedendoci spuntare addosso i colori bianco verdi ci chiese quasi incredulo da dove venissimo e come mai degli italiani avessero a cuore le sorti del Celtic. Sarà solo la prima tra tante manifestazioni di ammirazione ed anche un po’ di sbigottimento, nell’apprendere della nostra provenienza e della nostra passione per i Bhoys.

Una volta sistemati i bagagli in ostello, usciamo a fare due passi in centro città e subito incappiamo in un Celtic store, che puntualmente “prendiamo d’assalto”, alla ricerca di maglie, sciarpe e tutti i vari tipi di gadgets. Ci sentivamo come dei bambini che hanno appena messo piede a Gardaland. Lasceremo il negozio parecchio alleggeriti economicamente parlando, ma molto soddisfatti e colorati, e ci dirigiamo verso Gallowgate alla ricerca del Bar ’67 e del Bairds, storici celtic pubs descrittici come luoghi di culto assolutamente da visitare. Prima di raggiungere i due pub però, ci fermiamo in un altro pub che mi pare si chiamasse Toolboth, anch’esso a sfondo Celtic, dove neanche a dirlo, una volta riconosciutici come Italiani, veniamo sommersi di complimenti e domande, oltre che da un discreto numero di birre, quasi tutte offerte dagli anziani avventori del locale. Con la fatica e la stanchezza accumulate ci trasciniamo verso il pub the Bairds, bar molto caratteristico con appeso alle pareti qualsiasi tipo di gadget del Celtic, ma non solo, visto che in bella mostra si possono vedere una sciarpa dell’Hellas ed una del Milan oltre a decide di vessilli di altre squadre straniere. Anche a noi venne chiesta la sciarpa della nostra squadra di appartenenza in Italia, ma purtroppo su dodici persone nessuno aveva nessun tipo di materiale della Cremo. Dopo qualche bicchiere, ci spostiamo poi al Bar’67 pochi metri più in là, dove ci intratterremo per lungo tempo con diversi tifosi appartenenti ad un CSC di Cork, ma a causa dell’ormai elevato tasso alcolico e della stanchezza accumulata, i ricordi per quella sera si fermano più o meno lì.

Sabato mattina, sveglia di buon ora, visto che alle 9,30 abbiamo prenotato la visita al Celtic Museum, purtroppo però contiamo alcune defezioni causate dalla serata precedente. La visita è durata circa un’ora ed è stata a dir poco entusiasmante. Oltre a vedere con i propri occhi la Coppa Campioni vinta a Lisbona, i vari trofei conquistati in 120 anni di storia, le maglie storiche e più rappresentative appese ed incorniciate, ci viene mostrato lo stadio in tutta la sua bellezza e maestosità direttamente dal campo di gioco. All’uscita dalla visita, vediamo arrivare i giocatori alla spicciolata, tutti con mezzi privati e tutti molto disponibili a rilasciare autografi e farsi fotografare con i fans, già parecchio numerosi diverse ore prima dell’inizio della gara. Facciamo anche in tempo a scambiare due battute in dialetto con MoMo, che come tanti altri tifosi, ci ha dato dei matti per essere venuti fino a Glasgow dall’Italia. Tempo di tornare in centro città a riprendere i nostri amici cadaveri, e vediamo tutta la città pullulare di hoops. Dentro ai pubs, gli hotels, i ristoranti è tutta una marea bianco verde che pian piano si dirigerà verso lo stadio. Quattro di noi decidono di farsela tutta a piedi dal centro a Parkhead, in modo da gustarsi l’atmosfera pre-partita nella sua interezza. Nonostante i 45 minuti di cammino spedito, posso dire di aver proprio apprezzato la passeggiata, soprattutto dai celtci pubs fino allo stadio, dove non si contavano le bancarelle le bandiere e l’entusiasmo della gente. Mezz’ora prima dell’inizio del match ci incontriamo come stabilito, con una signora gentilissima, il cui preziosismo contatto ci è stato dato dal presidente dell’Italian Celts CSC,  la quale ci attendeva con i biglietti della partita. Tempo di fare tutto il giro dello stadio e siamo all’interno dell’impianto che si sta riempiendo fino a quasi il massimo della propria capienza, nonostante il match contro gli Hearts non sia esattamente una gara di cartello.

Prendiamo posto nel Lisbon Lion Upper Stand, settore a noi assegnato e subito srotoliamo lo striscione auto-prodotto riportante la scritta the Italian Celts CSC, richiamando la curiosità e l’attenzione di tutti gli spettatori intorno a noi, che ancora una volta si congratulano e ci faranno vivissimi complimenti.

Con l’ingresso in campo dei Bhoys si vive uno dei momenti di maggior chiasso ed euforia nell’arco di tutto l’incontro, che purtroppo dal punto di vista dell’incitamento vocale è stato abbastanza sottotono, nonostante la larga vittoria per 3 – 0. In particolare da segnalare, in risposta ad offese lanciate dai baby huns all’indirizzo di Jock Stein, si è alzato possente Fields of Athenry, che essendo sempre stato il mio coro preferito, mi ha fatto accapponare la pelle come in rare occasioni mi è accaduto. Peccato solamente per non aver visto la scarpata di tutto lo stadio e non avere sentito intonare You’ll never walk alone dai 60.000 di Park Head.

A fine gara ripercorriamo all’inverso il tragitto dell’andata e non possiamo non fermarci a bere nella zona dei soliti pubs a sfondo Celtic, tutti affollatissimi di tifosi tanto da far sbarrare le porte ad alcuni di essi vista la troppa ressa creatasi. Alcuni di noi riescono ad entrare a fatica nel pub Tir Na Nog (forever young in inglese), locale che reca sull’insegna lo stemma del CFC insieme a quello del St. Pauli. All’interno si esibisce live un gruppo che intona tutte le tipiche Irish rebel songs, e come in tutti gli altri pub visitati in precedenza, ci intratteniamo con vari tifosi provenienti da svariate parti di Scozia ed Irlanda, con i quali ci si esibisce in divertenti siparietti canori, facendoci instaurare un ottimo rapporto con tutti i locals, culminato con lo scambio di spille, tessere e foto ricordo con anche il nostro striscione the Italian Celts CSC sempre in evidenza. Parecchie ore dopo la fine del match rifacciamo ritorno in ostello, nel cui bar, come se non avessimo ancora socializzato e bevuto abbastanza, incontriamo altre decine di tifosi provenienti dalle più svariate località scozzesi e non, con i quali ci intratteniamo fino alla chiusura, scambiandoci racconti ed impressioni delle quali però ho rimosso un po’ i contenuti.

La domenica giorno del ritorno, continueremo a vedere ed incontrare celtic fans fino al momento in cui saliamo sull’aereo che ci riporterà a casa, addirittura anche gli operatori dell’aeroporto ci saluteranno calorosamente. Quelli di fede bianco-verde, particolarmente premurosi con i  posters del Celtic arrotolati che portavamo sull’aereo a mano, mentre gli agenti di sponda gers ci scherzano amichevolmente fingendo di negarci il passaggio, consapevoli però che nessun altro, se non il Celtic, può vantare un attaccamento ed un sostegno simili, fattori che vanno ben oltre il solo fenomeno sportivo, ma che permettono a tutti coloro che ne seguono le sorti di sentirsi membri effettivi della grande famiglia Celtic. C’MON THE HOOPS

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