CELTIC STORY

Per coloro che non conoscono o conoscono poco la radice Cattolica ed Irlandese del nostro Club, vi invito a leggere la traduzione in italiano che Vareschi Carlo (tifoso del Celtic dagli anni ’70) ha fatto del secondo capitolo del libro “Celtic: the glory and the dream!” di Tom Campbell e Pat Woods – 1986 – Mainstream Publishing - . Il sottoscritto Presidente ha contattato uno degli autori, Tom Campbell, chiedendo l’autorizzazione a tale pubblicazione. L’autore ha risposto dichiarandosi onorato che tale traduzione venga pubblicata sul blog e sul forum del The Italian Celts c.s.c. mi permetto di aggiungere che, leggendo e conoscendo già la storia, dovremo tutti fare un pensiero alla situazione che si sta verificando oggigiorno in merito agli immigrati. Auguro a tutti buona lettura.
Alessandro Boretti

(Celtic) Cattolico e Irlandese 

Il Celtic Football Club nacque in risposta ai bisogni ,sia fisici che psicologici, di un’intera comunità di Glasgow: gli introiti del club erano destinati ad alleviare la cronica miseria dei cattolici della città, e il suo prevedibile successo era inteso a generare un senso di orgoglio all’interno della comunità irlandese, perseguitata ed isolata culturalmente.
Per dare un’idea della natura e della portata dell’ostilità che gli Irlandesi si trovavano ad affrontare in Scozia, è indispensabile esaminare il contesto storico. Geograficamente Irlanda e Scozia sono a un tiro di schioppo, e quest’immagine è la più adatta per descrivere la relazione che intercorre fra di loro.
Già più di un secolo prima del 1887 era cominciata dall’Irlanda la migrazione di braccianti agricoli che si fermavano per l’estate e il raccolto prima di tornare a casa. Nella seconda metà del 19° secolo molti avevano cominciato a fermarsi più a lungo per partecipare a grandi opere industriali, come
l’ acquedotto del Loch Kathrine . Questa forza lavoro quasi stanziale era mal sopportata, e frequenti furono gli scontri fra i lavoratori originari della Scozia e i nuovi arrivati.
Dopo il 1840 questo schema ciclico cambiò per un deciso aumento del numero degli emigranti dall’Irlanda: un susseguirsi di cattivi raccolti di patate culminò nella carestia conosciuta come” La Grande Fame”; la conseguente disoccupazione nelle campagne fu seguita da una spietata politica di sfratti che costrinse decine di migliaia a un esilio senza ritorno.
Quelli che potevano permetterselo si imbarcavano per gli Stati Uniti, lontano dal consueto sottofondo di turbolenza politica; ma molti attraversavano il mare d’Irlanda, destinati ai miserabili quartieri delle aree industriali di Liverpool, Manchester e Glasgow. Il costo del viaggio fra un porto irlandese e il Clyde variava fra i 4 e i 6 penny, ma era una traversata orribile , stipati nelle stive dei battelli a vapore insieme col bestiame. Senza soldi e senza lavoro, spesso anche affamati, già all’arrivo a Glasgow si distinguevano dai locali per l’accento e il modo di vestire; ma quello che più segnava gli Irlandesi era la differenza di nazionalità e di religione.
Il fastidio con cui gli scozzesi li accolsero sfociò spesso in aperta ostilità, il che non deve sorprendere: impegnati essi stessi nella lotta per la sopravvivenza, consideravano gli irlandesi una minaccia economica. Gli irlandesi erano considerati una forza lavoro di infimo livello, disposti com’erano, a causa della loro disperazione, ad accettare salari più bassi e condizioni di lavoro miserevoli senza protestare. Imprenditori senza scrupoli usavano la minaccia di assumere gli Irlandesi come strumento di pressione per stroncare i nascenti sindacati, e ciò causava ulteriore risentimento. Le autorità civili scozzesi erano atterrite dalla pressione insostenibile che il flusso di immigranti imponeva alle risorse esistenti. Mancavano case dignitose, scuole ed ospedali per i nuovi arrivati, che si accalcavano nelle città alla ricerca di lavoro non qualificato. Le autorità sanitarie temevano epidemie di colera e di altre malattie infettive. Vecchi pregiudizi emergevano da queste tensioni: gli irlandesi erano sporchi e irresponsabili, ignoranti , ubriaconi, violenti e anche depravati. Veniva ricordato che Burke e Hare, gli esecrabili ‘ ladri di cadaveri’ di Edimburgo, erano irlandesi ed ex marinai sulle navi che facevano servizio sul canale dell’Unione.
La questione religiosa era causa ulteriore di animosità. Dopo la Riforma, nessun paese in Europa era più Protestante della Scozia. Pervasi da quel cupo entusiasmo che a volte anima il Calvinismo, gli scozzesi avevano eliminato ogni segno di ‘papismo’. Nel 1790, per esempio, a Glasgow prosperavano 43 associazioni anti cattoliche, in un periodo nel quale solo 39 individui di religione cattolica vivevano nella città. In sostanza era lo scontro di due filosofie: di tutti i rami del cristianesimo, il Presbiterianismo e il Cattolicesimo sono forse quelli meno compatibili tra di loro; e in tempi in cui i fedeli si attenevano rigidamente alle rispettive dottrine, come nel periodo vittoriano, è inevitabile che si generassero diffidenze e contrasti nella vita di tutti i giorni. Gli scozzesi di classe media, i vecchi bigotti che Robert Burns descrive in una sua famosa poesia, disapprovavano l’atteggiamento più tollerante dei cattolici nei confronti del bere e si scandalizzavano nel vedere che, alla domenica, dopo essere stati a messa, si disponevano a godersi il resto del giorno festivo. Anche lo scozzese di ceto basso, cittadino di una delle nazioni più istruite d’Europa, era incapace di comprendere la mancanza di stimoli della classe lavoratrice irlandese a migliorare il suo stato attraverso lo studio. Gli scozzesi erano unanimi nel disprezzare gli irlandesi per la loro apparente sottomissione al parroco.
Separati dagli scozzesi per nazionalità, religione, politica, usanze e stato sociale, gli irlandesi erano vittime di una segregazione culturale: ed è stato così che, sia per conforto che per sopravvivenza, si sono rannicchiati entro ghetti auto imposti, una comunità all’interno di un’altra comunità. La maggiore consolazione era data dalla comunanza religiosa e da un senso di nazionalismo, illuminati da guizzi di arguzia e umorismo, ma a molti restava solo il conforto maligno dell’alcool. Nel 1887, comunque, la triste condizione di tutti i lavoratori della Scozia industriale era lievemente migliorata; all’interno della comunità irlandese si avvertiva una nuova speranza per il futuro, e una nuova classe media cominciò emergere dal grigiore generale. Il Glasgow Celtic fu formato per provvedere ai bisogni della comunità ai quali non era ancora stata data una risposta. Fin dall’inizio il Celtic è stato un club irlandese e cattolico, e non ha mai tentato di mascherare questa connessione: anzi, ha spesso richiamato l’attenzione sulle sue origini come motivo d’orgoglio.
Era assolutamente evidente che il Celtic fosse un club cattolico. Costituito soprattutto per la volontà di un Frate Mariano, il suo primo patrocinatore fu Charles Eyre,‘Sua Grazia l’Arcivescovo’.
I suoi proventi erano destinati ad associazioni benefiche cattoliche, i suoi giocatori, dirigenti, soci , membri del comitato direttivo erano a schiacciante maggioranza cattolici, così come i tifosi.
Se lo scopo principale che lo spinse a fondare una squadra di calcio era raccogliere fondi per nutrire e vestire i poveri delle parrocchie dell’East End, Frate Walfrid aveva anche altri problemi. Era perseguitato dalla paura che le mense benefiche protestanti, recentemente organizzate per affrontare l’indigenza ,servissero ad adescare i cattolici per spingerli all’apostasia; era altrettanto preoccupato del pericolo che correva la fede dei giovani cattolici quando cominciavano a lavorare e a frequentare i protestanti. Così la circolare del Gennaio 1888, distribuita con lo scopo di raccogliere fondi, metteva in risalto l’aspetto religioso e conteneva un paragrafo che rifletteva il pensiero di frate Walfrid: “C’è sempre il desiderio di avere un grande campo per le attività ricreative dove i nostri giovani cattolici abbiano la possibilità di praticare diversi sport che li formino fisicamente, e siamo sicuri che avremo molti sostenitori in questo lodevole obiettivo” Il Glasgow Observer notava con approvazione “ i gruppetti di sacerdoti” presenti alle partite inaugurali del primo campo nel maggio 1888: Hibs contro Cowlairs, e Celtic contro Rangers tre settimane dopo.Molte vignette dell’epoca, nella stampa sia cattolica che laica, includevano benevole caricature di preti alle partite del Celtic. Anche al giorno d’oggi il club continua l’ammirevole tradizione di concedere l’ingresso gratuito ai ministri di qualsiasi culto: si può tranquillamente presumere, comunque, che la maggior parte di quei preti siano cattolici.
Nelle loro pagine dedicate al calcio i quotidiani cattolici, sia il Glasgow Examiner che il Glasgow Observer, si concentrarono sul Celtic diventandone spudorati difensori e propagandisti . Fra i loro editorialisti, in anni successivi, figurarono John Mc Lauhlin, presidente del club, e Tom Maley, ex giocatore e membro del comitato direttivo. Per molti anni apparve un editoriale settimanale, firmato con lo pseudonimo ‘Uno Che Sa’, la cui oltraggiosa parzialità nei confronti del Celtic giustificava la scelta dell’anonimato da parte dello scrittore.
La connessione del Celtic con il cattolicesimo ha avuto i suoi momenti comici. Un membro del Comitato Direttivo del Celtic, Ned McGinn era così felice per la conquista dei tre maggiori trofei (Scottish Cup, Glasgow Cup e Charity Cup )che mandò un telegramma a Roma nel 1892 “Sua Santità, abbiamo vinto le tre coppe” Si adirò talmente nel non ricevere una risposta, che i suoi colleghi della Lega Nazionale Irlandese faticarono a convincerlo a non presentare una mozione di censura al Pontefice.
Per quanto il Celtic fosse un club cattolico e puntasse ad emulare gli Hibs di Edimburgo anche nella loro politica settaria, la squadra, l’elemento più visibile dell’organizzazione, non è mai stata esclusivamente cattolica, e questa prassi ha le sue radici già nei primissimi giorni. Uno dei primi portieri del Celtic, dal nome infelice di Duff, apparteneva all’ordine d’Orange e fu sostituito solo dopo una prestazione particolarmente svagata, una sconfitta per 8-0 da parte del Dumbarton in amichevole il 1° Gennaio 1892. Nel 1895 venne presentata al Comitato Direttivo una mozione che imponeva di non schierare in squadra più di tre protestanti, ma la proposta venne respinta, e venne anzi approvata un’altra mozione che autorizzava il club a tesserare e mettere in campo quanti non-cattolici volesse. Una proposta simile,cioè di avere una squadra composta solo da giocatori ‘del tipo giusto’, venne ripresentata nel 1897 ma i dirigenti , con ammirevole fermezza, neutralizzarono anche questo infelice tentativo.
All’epoca della fondazione del Celtic le parole ‘cattolico’ e ‘irlandese’ nell’ovest della scozia erano praticamente intercambiabili, e il club riconobbe apertamente e con orgoglio le sue radici irlandesi. Frate Walfrid era nato a Ballymote, nella contea di Sligo,e uno degli originali patrocinatori del club fu il famoso patriota irlandese Michael Davitt; tutti i fondatori erano nati in Irlanda o di origine irlandese e il sostegno per il nuovo club venne tratto in larga parte dalla comunità irlandese in rapida espansione di Glasgow. Spesso le donazioni in beneficenza comprendevano buone cause esclusivamente irlandesi come il fondo d’assistenza per i fittavoli sfrattati.
Se, come cattolici, i soci erano impegnati nelle attività benefiche locali,come irlandesi erano ossessionati dall’eterna questione della politica irlandese, l’autogoverno. Non è necessario specificare che le associazioni menzionate finora lavoravano all’interno del sistema politico esistente ed erano legali nelle loro aspirazioni e nei loro metodi come il Partito Nazionalista Scozzese del giorno d’oggi. John Glass, che fu presidente del club dalla sua nascita fino alla trasformazione in società a responsabilità limitata nel 1897, e dirigente da allora fino alla morte,era una figura eminente negli ambienti nazionalisti,membro autorevole della Unione Cattolica,socio fondatore della locale sezione degli Irish National Foresters, nonché tesoriere della sezione per l’Autogoverno della Lega Irlandese. La sua attività all’interno del club era quotidiana e a tempo pieno ( come nel caso di Bob Kelly in tempi più recenti); tuttavia alla sua morte venne commemorato nelle pagine politiche, e non in quelle sportive, dei quotidiani.
William McKillop,di famiglia originaria di Antrim anche se nato nell’Ayrshire, si mise in affari , quando si trasferì a Glasgow,aprendo una piccola drogheria col fratello John; in seguito al successo ottenuto ampliò i suoi interessi nel campo della ristorazione, fino a divenire proprietario dell’imponente Grosvenor. Nella vita pubblica era il più noto dei soci del Celtic: entrò in politica come parlamentare di Sligo North, collegio che mantenne per otto anni, prima di essere eletto nel collegio di South Armagh nel 1908, un anno prima di morire. Molti altri dei primi dirigenti del Celtic partecipavano attivamente a dibattiti, riunioni e congressi del tempo,e la loro presenza veniva notata con approvazione dalla stampa cattolica. Nel 1896 John Glass e William McKillop erano parte di una folla entusiasta riunita nel Grand National Hall a festeggiare il giorno di San Patrizio con discorsi a favore dell’autogoverno e della liberazione dei prigionieri politici irlandesi; questi stessi dirigenti parteciparono, più avanti nello stesso anno, a un’altra manifestazione sostenendo simili richieste sotto l’auspicio della Società di Glasgow per l’Amnistia, della Società della Giovane Irlanda e della Lega Nazionale Irlandese. In occasioni simili,ai primi del Novecento, il club venne rappresentato vistosamente, anche se in forma non ufficiale, da dirigenti e giocatori, come Barney Battles, John Campbell, Sandy McMahon,William McKillop, James Grant,Tom Colgan e James Kelly.
Il Glasgow Observer riportava nel giugno del 1910:” Il Sig.William Maley,segretario del Celtic Football Club,ha tenuto un discorso politico domenica scorsa a Partick sotto gli auspici della Lega Unita Irlandese. Anche se la notorietà della famiglia Malley è legata sopratutto al gioco del calcio, i suoi vari membri hanno sempre mostrato un vivo interesse nelle vicende politiche. Il sig. T. Maley è un fedele sostenitore della causa nazionalista,e il Sig. Alex Maley ha avuto alcuni anni fa un ruolo di primo piano negli affari della sezione di Pollokshaw della Lega Unita Irlandese, mentre Padre Charles O’Maley di Ayr non ha mai tollerato che rimanessero in ombra le sue simpatie politiche.” Il collegamento con l’Irlanda è un motivo conduttore costante nelle riunioni del Celtic. John H. McLaughlin, all’epoca segretario del club, inveiva così nel 1891 contro il proprietario del terreno: “ Visto che siamo un club irlandese era scontato che avessimo a che fare con un avido padrone di casa; e il nostro sta facendo del suo meglio per guadagnarsi un posto d’eccellenza fra i proprietari terrieri strozzini d’Irlanda.” I resoconti di quella particolare riunione di metà anno indicano una crescita del sentimento nazionale irlandese fra i soci. Thomas Flood dichiarò “ il successo del Celtic è stato salutato con gioia in tutta la Gran Bretagna dai nostri compatrioti, che dimostrano un vivo interesse nell’attività del nostro club. Negli anni passati gli irlandesi in Scozia sono stati tenuti in scarsa considerazione perché molto pochi di noi sono nel mondo degli affari o in posti di responsabilità, ma ultimamente abbiamo dimostrato che possiamo avere successo, e non solo nel commercio, e abbiamo anche mostrato di possedere coraggio e costanza con le quali siamo saliti fino ai vertici del mondo del calcio. La squadra del Celtic è l’orgoglio del popolo irlandese in Inghilterra, Irlanda e Scozia.” Stephen Henry aggiunse il suo commento: “ Abbiamo nella splendida relazione presentata dal nostro segretario, McLaughlin, la dimostrazione della capacità degli irlandesi di riuscire bene in qualsiasi attività prendano a cuore….Il mio unico pensiero è che l’interesse del club, la buona fama della nostra nazione, e la messa in mostra di un buon calcio siano la prima preoccupazione dei nostri giocatori”
I politici irlandesi videro subito il vantaggio di legarsi al Celtic. Michael Davitt, un ex Feniano e fondatore della National Land League , fece visita numerose volte a Celtic Park, accolto entusiasticamente come “ patrocinatore del club”. Nel marzo del 1892 collocò la prima zolla del nuovo Celtic Park, un pezzo di terreno appositamente trasportato dal Donegal.; la zolla, che conteneva dei trifogli,fu rubata poco tempo dopo,e l’azione provocò un’esplosione di poesia in cui il ladro veniva insultato in modo memorabile:
Lo dico ancora:” possa il cielo punire
quell’invidioso arido furfante
possa il suo sole di giorno sparire
e la zolla sepoltura esser pesante

Per tutto il suo discorso Davitt fece riferimento al club chiamandolo ‘Keltic’,pronuncia corretta, ma che, con grande stupore del patriota, causò l’ilarità del pubblico. Non fu l’unico politico a visitare Celtic Park; T. D. Sullivan, un parlamentare noto come autore della canzone “God save Ireland” che fu l’inno nazionale irlandese per quasi cinquant’anni, fu festeggiato dal club e applaudito dai giocatori nel novembre del 1892, e ringraziò per l’ospitalità pronunciando un discorso e cantando un verso della sua canzone.
Ironicamente,lo sport che stava suscitando tanta attenzione ed entusiasmo fra gli irlandesi emigrati a Glasgow,era sul punto di essere bandito dal suolo irlandese come ‘non irlandese’ per una mozione dell’Associazione Sportiva Gaelica nel 1892. Forse questo è stato il segno più evidente che gli irlandesi di Scozia stavano per andare per la loro strada e che i legami con l’Irlanda si stavano allentando.
Fin de siecle
Alcuni storici affermano di aver notato un fenomeno noto come ‘ansia di fine secolo’. Apparentemente, quando un secolo volge al termine,una larga parte della popolazione è presa da un senso di disinganno e depressione, la consapevolezza che un’altra epoca stia giungendo alla fine senza aver mantenuto le sue promesse, e anche senza molti segni di miglioramento. Qualcosa del genere è accaduto al Celtic negli ultimi anni del diciannovesimo secolo: malgrado il club si fosse riorganizzato come società a responsabilità limitata con un consiglio d’amministrazione e la squadra si fosse affermata come una delle migliori del paese…malgrado lo stadio e il campo fossero reclamizzati come i più aggiornati e i sostenitori fossero considerati fra i più fedeli del paese…pure sembrava sempre che mancasse qualcosa.
Alcuni consideravano questi cambiamenti positivi solo in parte: il club stava progredendo, ma a quale prezzo? Per anni i membri del comitato del Celtic ( una felice, anche se turbolenta , miscela di persone pratiche e di idealisti) avevano diretto un’organizzazione che era un modello per quel periodo, ma i tempi stavano cambiando. Nel luglio del 1897 il colonnello Merry, membro del comitato organizzatore della Charity Cup, durante la cerimonia di consegna del trofeo ai Rangers, affermò: “ Il calcio non è più un passatempo; è diventato piuttosto un grosso impegno commerciale.” Come impresa economica il club era ora vittima del suo stesso slancio, condannato ad aver successo solo grazie a un progresso e un’espansione costanti, e altrimenti condannato all’inerzia e al fallimento. Durante questo periodo il club migliorò sensibilmente la sua struttura organizzativa, ma a prezzo di ulteriori crisi di coscienza fra i soci più idealisti.
Il primo deciso passo in avanti fu assumere Willie Maley come segretario-manager; il suo incarico ebbe inizio il 23 giugno1897 con uno stipendio di 150 sterline l’anno. Durante la riunione che ratificò il suo incarico gli venne assegnato (così come al tesoriere, James McKay) anche un ulteriore premio di 40 sterline per i suoi servizi trascorsi: la sua attività per conto del club durante lo ‘sciopero’ era stata notata e apprezzata. Per quanto Maley fosse ancora giovane per questo incarico, la sua nomina fu una scelta felice: era un mediano destro vigoroso e a tratti straordinario, tanto da essere chiamato a giocare nella nazionale scozzese; ma il suo contributo maggiore venne in questo nuovo ruolo, che sviluppò fino a farlo diventare di primo piano. Le sue doti vennero subito riconosciute: “Vive per il club ed è felice se tutto fila diritto; ma anche quando qualcosa non va come dovrebbe, non permette che questo turbi il suo umore. E’ un segretario ideale sotto tutti gli aspetti, e la società del Celtic è davvero fortunata ad avere un gentiluomo come Mister Maley che si occupa dei suoi interessi.” (Scottish Sport,10 agosto 1900). Maley era una eccezionale risorsa per una società di calcio, perché aveva il fisico di un giovane e la saggezza di un vecchio. La sua formazione professionale era stata inizialmente di ragioniere contabile, una carriera che abbandonò per dedicare più tempo al club, man mano che questo andava sviluppandosi; si dice che durante il suo periodo di tirocinio presso un affermato studio della città, i suoi datori di lavoro gli chiesero di abbandonare la sua carriera di professionista col Celtic; Maley continuò a giocare, ma per un po’ usò il nome di famiglia di sua madre, Montgomery. Sempre attento alle opportunità di guadagno, nel periodo in cui era dirigente accompagnatore, aprì un magazzino di articoli sportivi sulla Gallowgate e riuscì a concludere dei vantaggiosi contratti, diventando il fornitore di magliette e berretti per diverse squadre scozzesi; più tardi prese in gestione il Bank Restaurant, un noto punto di incontro di sportivi; malgrado tutte queste attività dedicava al Celtic l’intera giornata lavorativa, occupandosi di ogni dettaglio della gestione del club.
Anche se al giorno d’oggi sono in gran parte dimenticati, gli annuali Giochi Celtici erano considerati una dei meeting sportivi più importanti della Gran Bretagna e attiravano atleti sia da Inghilterra e Scozia che dal continente. Maley fu la forza motrice dietro il successo di questi Giochi, dando prova di considerevole abilità nel convincere gli atleti a partecipare, di senso organizzativo nel predisporre il programma,e di energia per sovraintendere a tutti i dettagli. La sua passione per l’atletica era totale, e nel 1896 vinse i cento metri nel campionato scozzese dilettanti, onore che ebbe in comune coi campioni olimpici Eric Liddel e Allan Wells. Giovane, pragmatico e pieno di energia, avrebbe avuto un ruolo sempre più importante nel fare del Celtic una delle squadre più famose della Gran Bretagna.
Il Glasgow Observer espresse dei dubbi sull’altruismo dei dirigenti: “Anche se la grande maggioranza dei vecchi soci non è soddisfatta delle scelte operate, devono prendersela solo con se stessi: hanno messo il club in mano a un piccolo gruppo di ricchi sfondati; in questo modo è come se avessero tagliato una corda per essere frustati, e devono quindi sopportare questa fustigazione con la maggiore eleganza di cui sono capaci.” Il nuovo consiglio direttivo ebbe uno scontro di cattivo augurio con i club delle carrozze, gli antesignani delle moderne associazioni di tifosi. Originariamente questi club erano affiliati alle parrocchie, e i loro membri appartenevano all’associazione cattolica a favore della temperanza conosciuta come Lega della Croce. Nel 1895 quattordici parrocchie, capeggiate da St. Mary di Calton, schieravano 20 carrozze per le partite in casa; erano dei tiri a quattro che arrivavano fino al campo, decorati con bandierine, e che trasportavano ciascuno fino a 25 persone, alcune delle quali reggevano lo stendardo del club raffigurante il loro giocatore preferito. Ogni somma di denaro avanzata alla fine dell’anno, derivante da concerti, picnic o altre occasioni sociali, era destinata in beneficienza. Di solito queste associazioni acquistavano numerosi abbonamenti per i loro soci, e nel 1896 pensarono che fosse stato promesso loro uno sconto; ad ogni modo , con la formazione della società a responsabilità limitata nel 1897, il nuovo consiglio Direttivo non si sentì obbligato a tenere fede a questo impegno, e si creò una spiacevole situazione fra i club dei tifosi e il Celtic. Ciò fu doppiamente disdicevole,perché i club delle carrozze rappresentavano la crema della tifoseria, e meritavano perciò un trattamento privilegiato, e perché si ebbe l’impressione che uno spirito più mercantile si stesse impossessando della società. Alcuni avevano l’impressione che esistesse una incompatibilità naturale, a proposito della questione del consumo di alcol, fra la Lega della Croce e i dirigenti del Celtic; un membro di questi club di tifosi, notando il forte interesse economico per gli alcolici da parte di molti membri del Consiglio Direttivo, lo descrisse come “ Un Bicchiere fra sei baristi” , giocando sul significato del cognome Glass = bicchiere. I membri del Comitato Direttivo, avvertendo realisticamente che ogni protesta o boicottaggio sarebbe stato di breve durata, decisero di tenere duro e negarono semplicemente che un accordo del genere fosse mai stato raggiunto. La crisi salì rapidamente di tono e risolse la questione di chi comandava veramente a Parkhead. I club delle carrozze discussero vagamente fra di loro della possibilità di formare un’ altra “ nuova squadra di calcio irlandese a Glasgow”, ma non si andò al di là delle chiacchiere; i tifosi di questi club espressero anche la loro insoddisfazione per il numero di non cattolici che indossavano la maglia del Celtic, e invocarono “giocatori del tipo giusto dalla testa ai piedi”. Fortunatamente,nessuna di queste proposte ebbe un gran seguito, e il dibattito si spense, ma il commentatore privato del Celtic dalle colonne del Glasgow Observer volle avere l’ultima parola, osservando malignamente che “ un’associazione che può permettersi dei cavalli riccamente bardati e dei costosi stendardi, dovrebbe essere in grado di pagare per intero i propri abbonamenti, ma non sembra che sia così”
Il Celtic diede prova di abilità commerciale anche in altri modi: il Campionato Mondiale di ciclismo, che si tenne allo stadio nel 1897, fu un grande successo,malgrado le previsioni di chi affermava che: “ un evento del genere non si doveva tenere in Scozia”, e altre due gare ciclistiche nello stesso anno produssero un ulteriore profitto di 410 sterline per il club; nel dicembre del 1897 i membri del comitato direttivo acquistarono il Celtic Park dal precedente proprietario, quando mancavano ancora due anni alla scadenza del contratto di affitto, e uno di loro, James Grant, fece costruire una tribuna a due piani per iniziativa personale; nel 1898 Celtic e Rangers si proposero entrambi per l’onore di ospitare la partita della nazionale contro l’Inghilterra, e il Celtic ancora una volta ebbe la meglio, ottenendo così anche un buon affare. Ma purtroppo lo scopo che originalmente stava alla base della produzione di profitti, era assolutamente finito nel dimenticatoio; per esempio nel 1898, quando gli incassi del club raggiunsero il totale di16267 sterline, venne concesso un dividendo del 20%, ma non venne destinato nulla alla beneficienza.
In campo il Celtic ottenne dei buoni successi , ma in tutto il periodo prevalse un senso di delusione. Il club aveva ancora la tendenza a comprare i suoi migliori giocatori,anziché allevarseli, e con delle formazioni così zeppe di star avrebbe dovuto fare di meglio. Nel 1897/98 il Celtic, comunque, vinse il campionato per la quarta volta,e riusci a completare l’intero programma di 18 partite senza subire sconfitte. un chiaro segno che la riorganizzazione seguita alla sconfitta contro l’Arthurlie ( una squadra dilettanti che aveva eliminato a sorpresa il Celtic dalla coppa nel1896/97 ) stava avendo i suoi effetti. Il fatto di aver subito solo 13 gol in un campionato in cui si segnava molto, fu un risultato particolarmente degno di nota, e la solidità difensiva fu un fattore decisivo nell’ottenere un vantaggio di 4 punti sui secondi in classifica, i Rangers. Fu una stagione caratterizzata dagli incidenti scoppiati alla partita Celtic- Rangers giocata a Parkhead nel gennaio 1898: 50000 persone assistettero a un incontro molto equilibrata. La folla debordò spesso sul campo di gioco,e il piccolo contingente di 40 poliziotti non era adeguato ad affrontare le invasioni di campo,e così dopo 60 minuti la partita fu sospesa. I giornali criticarono il Celtic per la mancanza di organizzazione : “Fino a quando non avranno aumentato la capienza del campo, e a questo scopo dovrebbero mettersi all’opera immediatamente, i dirigenti del Celtic dovrebbero assicurarsi, nel loro stesso interesse, di non ammettere, in queste occasioni speciali, uno spettatore di più di quanto possa contenere lo stadio: non è un buon affare e fornisce un pretesto per le invasioni di campo.”( Scottish Sport,4 gennaio 1898). Il presidente del Celtic prese una linea più prevedibile, preferendo dare la colpa ai tifosi e a “ quella parte idiota e ribelle del pubblico, e al loro egoistico tentativo di vedere la partita più da vicino” Le autorità furono compatte nel condannare gli spettatori, descritti come “ la feccia della città, ubriachi e rozzi sia nel comportamento che nel linguaggio…l’ esibizione di un’ umanità bassa e selvaggia.”. Una curiosità: un sergente dell’esercito addetto all’arruolamento, un certo Robert Campbell originario di Gallowgate, citò in giudizio il Celtic per ottenere 3 sterline di risarcimento per le ferite riportate in occasione di quella partita, ma il magistrato respinse la sua richiesta. Tuttavia la controversia più grossa non nacque dall’invasione di campo, e neanche dal pericolo derivante dal sovraffollamento delle gradinate, ma a proposito della divisione dell’incasso. I Rangers affermarono che, anche prima che l’incontro fosse sospeso ufficialmente, rappresentanti di entrambi i club si erano accordati per considerare la partita un’amichevole, e che di conseguenza l’incasso avrebbe dovuto essere diviso in parti uguali. Ancora una volta venne messa in dubbio la parola dei dirigenti del Celtic, dal momento che essi negarono che un simile accordo fosse stato raggiunto. Malgrado la richiesta dei Rangers, e il suggerimento di J. J. Bentley, presidente della Lega inglese, che l’incasso della partita di recupero fosse diviso a metà, il Celtic si tenne l’80% legale dell’incasso della prima partita, e il 66% della seconda.
Nella stagione seguente,1898/99, si giocò la seconda finale “Old Firm” della Coppa di Scozia.; 25000 spettatori assistettero alla partita ad Hampden Park con le seguenti formazioni:
Celtic: Mc Arthur, Welford, Storrier, Battles, Marshall, King, Hodge, Campbell, Divers, Mc Mahon, Bell.
Rangers: Dickie, Smith N., Crawford, Gibson, Neill, Mitchell, Campbell, McPherson, Hamilton, Miller, Smith A.
Da tutti i resoconti risulta che sia stato un incontro all’insegna della sportività, al contrario di altre partite negli anni seguenti, che hanno finito per guastare questo genere di avvenimenti. Malgrado un infortunio a Bell, un nazionale comprato dall’Everton all’inizio della stagione, il Celtic mantenne una lieve supremazia territoriale, mentre la solidità della difesa concesse raramente ai Rangers di avvicinarsi a McArthur. Col punteggio fermo sullo 0-0 dopo il primo tempo, il Celtic iniziò la ripresa all’attacco; Mac Mahon, un colpitore di testa preciso e coraggioso,svettò su un corner portando il Celtic in vantaggio al 57°minuto. Al 75° minuto Hodge segnò il secondo gol in sospetta posizione di fuorigioco, ma l’arbitro, il signor T. Robinson (Queen’s Park), respinse le susseguenti proteste. I Rangers , detentori del trofeo per i due anni precedenti, reagirono con forza ma il Celtic riuscì a conservare il doppio vantaggio.
Il Celtic eguagliò l’impresa dei Rangers, rivincendo il trofeo nel 1899-1900. Il club mise in campo lo stesso attacco, ma fece dei cambiamenti nella linea difensiva: Mc Arthur, Storrier, Battles, Russel , Marshall. Il Queen’s Park, che, in quell’aprile del 1900 al nuovo Ibrox Park , era alla sua ultima apparizione in finale di Coppa di Scozia, schierava al centro dell’attacco il leggendario R.S. McColl; era tuttavia considerato largamente sfavorito nei confronti di un Celtic che aveva travolto i Rangers per 4-0 nella ripetizione della semifinale. Malgrado ciò, si battè con gagliardia e riuscì ad andare in vantaggio all’inizio della partita. Il Celtic riprese la supremazia, sotto la guida di Mc Mahon ,che pareggiò con un tiro da posizione decentrata. Pochi minuti dopo lo stesso Mc Mahon per quanto circondato da difensori avversari, riuscì a colpire di testa su corner battuto da Bell, permettendo a Divers di segnare facilmente il 2-1. Prima dell’intervallo venne anche il 3-1. Il Queen’s Park reagì con coraggio, ma fu solo grazie a due errori della difesa del Celtic che riuscì a raggiungere il pareggio; il Celtic alzò di nuovo il ritmo riuscendo a segnare nel finale il gol della vittoria con Bell.
I ‘mercenari’ del Celtic spesso difettavano di regolarità in campionato, ma riuscivano a rendere al massimo nelle grandi occasioni ( coi loro premi speciali) e i membri del comitato cominciarono a mettere in discussione la politica di ingaggiare giocatori già maturi. “ Forse il maggiore difetto nelle passate gestioni del Celtic è stata la mancanza di volontà da parte degli allenatori di dare una possibilità a giocatori giovani. Preferivano giocatori già famosi… e infatti ingaggiavano giocatori la cui unica nota di distinzione era una fama molto,molto lontana nel tempo. (Glasgow Observer: 5 gennaio 1901)
Certo la politica precedente era stata praticata con costanza. Il Celtic aveva schierato formazioni zeppe di star, composte di giocatori comprati da altri club scozzesi; alcuni, come Doyle e Brady dall’Everton e Welford dall’Aston Villa, provenivano dall’Inghilterra ed erano stati ben felici di ritornare in Scozia dopo il riconoscimento del professionismo nel1893, ma anche prima con la qualifica di ‘dilettanti’. Per quanto questa pratica si fosse dimostrata vittoriosa in campo e proficua al botteghino, l’individualismo di questi giocatori era visto ora come un inconveniente:in uno sport che pure veniva sempre più considerato in funzione del profitto commerciale, la costruzione di uno spirito di squadra era più che mai un fattore determinante del successo. Certamente la politica del club nei suoi primi dieci anni di vita aveva contribuito a procurargli una fama impareggiabile per atmosfera e spettacolarità, ma forse la scorta di fortuna, o di discernimento, si stava esaurendo. I fallimenti, per quanto relativi degli attaccanti Bell ,arrivato dall’Everton nel 1898 e trasferito nel 1900, e Mc Dermott,acquistato dal Dundee nel 1901/02 e ceduto la stagione successiva, venivano citati come prova che questa politica non garantiva il successo. Era un approccio casuale , che non produceva né regolarità nel tempo né spirito di corpo:giocatori di questo tipo si portavano spesso dietro, oltre alla loro abilità sul campo, anche un atteggiamento discutibile nei confronti dello sport.
La carriera di Dan Doyle, uno dei più grandi difensori di quel secolo,illustra insidie e vantaggi di questa politica. Doyle era uno ‘soldato di ventura’ senza pudore e giocò per molti club:Rawyard Juniors, Slamanann Barnsmuir, Broxburn Shamrock, Hibernian, East Stirlingshire,Newcastle East end, Grimsby Town, Bolton Wanderers, Everton e finalmente Celtic. Doyle era un personaggio attraente e i giornali dell’epoca paragonavano spessoil suo fisico atletico a quello di un dio greco: era molto deciso nei contrasti, ma con perfetta scelta di tempo ed era rinomato per i suoi lunghi rinvii e per la sua abilità nel buttare le punizioni nel cuore delle difese avversarie. Era una figura influente, capace di spronare i suoi compagni con la forza del suo esempio; il problema era la fama di ribelle che si portava dietro. Si può considerare esemplare la storia della sua presenza per la Scozia contro l’Inghilterra a Liverpool nel 1895. “ La Scozia mise fuori il capitano Doyle, a quel tempo un punto fermo del Celtic, che fece il viaggio col resto della squadra ma sparì subito dopo l’arrivo. A colazione non si fece vedere e una frenetica ricerca per la città non servì a rintracciarlo, e a pranzo gli scozzesi decisero che avrebbe giocato la riserva Foyers. Ma un’ora prima della partita Doyle riapparve tutto raggiante,e spiegò che aveva passato la notte con dei vecchi amici dei tempi in cui giocava nell’Everton. La dice lunga sulla sua personalità il fatto che nessuno osasse comunicargli che era già stato rimpiazzato, e ancora di più che venne scelto come capitano altre due volte contro l’Inghilterra. ( England v Scotland; Brian James, 1969 ). L’Everton reagì rabbiosamente quando si trasferì al Celtic come ‘dilettante’ e lottò con ogni mezzo per riaverlo, e si raccontò che Doyle avesse chiesto il porto sul Mersey per ritrasferirsi a Liverpool.Durante la sua permanenza al Celtic gli vennero inflitte numerose multe per infrazioni disciplinari,in particolare per non essersi presentato alla partita di coppa con l’Arthurlie, ma lui si vantava che la maggior parte gli erano state poi condonate. Il suo atteggiamento spensierato, il suo senso dell’umorismo, il suo gioco aggressivo, il suo bell’aspetto, la sua abilità: tutto contribuì a fare di lui un idolo dei tifosi, ma egli rappresentò sempre un problema disciplinare per i dirigenti del club.
Il nuovo comitato direttivo, attento all’aspetto economico, era sempre più diffidente di questi giocatori dalla personalità invadente: “ …viziati dai dirigenti e coccolati dagli allenatori. Mi sento di aggiungere che la dirigenza intende affrontare questa situazione alla radice e con fermezza, e che non accetterà soluzioni pasticciate.” ( Glasgow Observer: 16 dicembre 1899) Lo stesso giorno il presidente del club,nella sua rubrica calcistica sul Glasgow Examiner ,si lamentò della mancanza di passione in campo e dichiarò che sarebbero state prese misure severe nei confronti di alcuni giocatori.
Chiaramente, a Parkhead si stava manifestando una nuova tendenza, più risoluta, e la richiesta da parte di Willie Maley di una politica giovanile non era più destinata ad essere ignorata.

Rivalità

Furono tempi mortificanti per i tifosi del Celtic, quelli nei quali il comitato Direttivo cominciò a mettere in pratica la sua nuova politica (cioè la politica dei giovani) .La squadra conteneva ancora un certo numero di veterani, come McMahon e Campbell, oltre a Battles che era ritornato dall’Inghilterra,e diverse promettenti reclute come Quinn e McEnemy. Era una squadra dignitosa per un medio criterio di giudizio, ma il Comitato e i tifosi stavano perdendo la pazienza. Fra il 1900 e il 1903 il Celtic prese parte a sei finali, perdendole tutte. Nella Charity Cup il Third Lanark si impose nettamente per 3-0 nel 1901, e l’anno seguente l’Hibernian, detentore della Scottish Cup, travolse il Celtic per 6-2 ( il club di Edimburgo venne invitato a contribuire con una parte dell’incasso al fondo per le vittime del disastro di Ibrox); nella Glasgow Cup del 1901 il Celtic si ritirò piuttosto che rigiocare la finale ad Ibrox , e l’anno seguente perse 3-0 col Third Lanark; nella Sottish Cup il Celtic perse due finali consecutive con le squadre di Edimburgo, Hearts e Hibernian. Nell’aprile del 1901 affrontò una forte formazione degli Hearts a Ibrox davanti a un pubblico che non superava le 12000 persone a causa del tempo freddo e piovoso. Gli Hearts seppero meglio adattarsi alle condizioni del campo, usando un gioco semplice e diretto basato su lanci lunghi . Il Celtic insistette invece nel suo gioco basato su una fitta ragnatela di passaggi, che però , in questa occasione, finiva spesso per impantanarsi. Comunque il contrasto fra i due stili contribuì a rendere la finale appassionante. Gli Hearts si portarono in vantaggio per 3-1 subito dopo l’intervallo, ma il Celtic si ributtò in avanti. McOustra segnò sfruttando una punizione di Battles, e con pochi minuti ancora da giocare Mc Mahon segno imparabilmente di testa su calcio d’angolo. I festeggiamenti furono di breve durata,visto che gli Hearts, che comunque erano stati complessivamente migliori in questa partita, andarono a segnare il gol della vittoria grazie a un inusuale errore di Dan McArthur, un portiere solitamente coraggioso e acrobatico.
Un anno dopo il Celtic perse un’altra finale di Scottish Cup, malgrado , in seguito al disastro di Ibrox dove originalmente doveva essere giocata la partita, godesse del vantaggio di giocare a Parkhead. Gli Hibernian furono di gran lunga superiori, anche perché il Celtic non entrò mai veramente in partita.
L’unico gol fu segnato da Mc Geachan, che si era messo vicino al palo per deviare un calcio d’angolo: la marcatura dei difensori del Celtic era così distratta che ebbe addirittura il tempo di mandare la palla in rete di tacco.
Lo stesso tipo di insoddisfazione si era venuto a creare in campionato, dove il Celtic era arrivato secondo per tre anni di seguito. La perdita del titolo nel 1902 a favore dei Rangers ( il quarto consegutivo conquistato dai Blu ) fu un brutto colpo. A cinque partite dalla fine il Celtic aveva cinque punti di vantaggio sui Rangers, ma perse due partite di fila, con gli Hearts per 3-2 e con il Quen’s Park per 2-1; in entrambe le partite il tradizionale gioco corto del Celtic venne indicato come causa delle sconfitte e, dopo che si perse un altro punto per un pareggio con Hibs,lo scontro diretto di Capodanno divenne virtualmente decisivo per decidere il campionato. Il Celtic aveva il vantaggio di giocare in casa, ma la partita risultò essere una delle più controverse. Mc Mahon portò in vantaggio il Celtic all’inizio,ma i Rangers arrivarono all’intervallo in vantaggio per 3-1, malgado il Celtic avvesse protestato furiosamente per due gol:un calcio di punizione indiretta che apparentemente entrò in porta senza che nessun giocatore lo toccasse, e un tiro di Campbell effettuato dopo aver toccato la palla con le mani, “…ma l’arbitro non ne volle sapere. Immediatamente si trovo circondato dai giocatori del Celtic che protestavano e, avendo avuto l’impressione chre McMahon avesse cercato di sgambettarlo, lo buttò fuori.” Marshall ridusse le distanze in un combattuto secondo tempo, e ,mentre il Celtic premeva in cerca del pareggio, i Rangers se ne andarono in contropiede a segnare il quarto gol, che i giocatori del Celtic contestarono per un presunto fuorigioco. La partita finì così in maniera piuttosto caotica. Il presidente del Celtic, Jhom McLaughlin presentò una nota di protesta per il fatto che si era giocato troppo poco tempo,e per alcune dichiarazioni fatte dall’arbitro, il signor Nisbet di Edimburgo, alla stampa. McMahon se la cavò senza ulteriori conseguenze per il fatto che l’arbitro non riuscì a far avere il suo rapporto alla Federazione nel tempo stabilito, e poi si rifiutò di rispondere alle domande della federazione stessa. Dato un tale livello di incompetenza, appare giustificata la sensazione da parte del Celtic di aver subito un’ingiustizia, anche se le proteste non portarono a nessun risultato. Willie Maley non si trattenne nelle sue dichiarazioni: “… saremmo diventati campioni , se non fosse stato per lo spregevole trattamento che abbiamo ricevuto dall’arbitro nella partita di Capodanno, quando ai Rangers fu praticamente consegnata la vittoria”
Subito dopo l’inizio del secolo, nel 1903, la crescente rivalità di Celtic e Rangers aveva raggiunto una nuova dimensione. Il Celtic aveva fatto irruzione nel calcio scozzese, rivitalizzandolo, in un momento in cui i Rangers erano una squadra mediocre , e all’inizio non aveva dato grande peso alle partite con i Blu, avendo marcato subito la propria superiorità. Tuttavia I Rangers recuperarono presto la propria forza sia in campo calcistico che finanziario, emergendo come i più temibili avversari del Celtic nella caccia ai vari trofei. Questi due club avevano dato inizio alla più avvincente di tutte le rivalità sportive, basata su tre elementi potenzialmente esplosivi:il calcio, il profitto e il nazionalismo.
La ricerca della gloria sportiva sul campo era in una posizione di stallo: entrambi i club avevano vinto il campionato quattro volte, anche se i Rangers ne avevano vinto un altro a pari merito col Dumbarton. I Rangers avevano vinto la Coppa quattro volte contro le tre del Celtic, ma i tifosi del Celtic mettevano in evidenza che i Rangers erano più vecchi di quindici anni, e così avevano avuto più opportunita di vincere quel trofeo(la Scottish Cup si disputava dal 1874, mentre il campionato aveva avuto inizio nel 1890-91). Nei tornei che si disputavano solo fra squadre di Glasgow era più o meno la stessa storia: il Celtic aveva vinto la Charity Cup sette volte contro le tre dei Rangers, mentre i Rangers vantavano sette successi nella Glasgow Cup contro le tre del Celtic, ma anche qui si faceva notare che i Rangers avevano partecipato un maggior numero di volte a quest’ultima competizione. Era chiaro che i due club avevano cominciato a dominare il calcio scozzese, anche se il Queen’s Park manteneva un ruolo dominante nella Scottish Cup con dieci vittorie, e nella Charity Cup con otto successi. Gli incontri fra Rangers e Celtic richiamavano grandi folle, e il diverso modo di giocare aggiungeva un motivo d’interesse: il Celtic preferiva un gioco basato su passaggi brevi, caratterizzato da tocchi raffinati da parte di giocatori in possesso di classe e inventiva: I Rangers mettevano soprattutto l’accento su entusiasmo, intensità, forza fisica e spirito di sacrificio. Qualsiasi fossero i meriti dei rispettivi approcci, la competizione era serrata e incessante.
Anche a livello dirigenziale avvenivano fiere schermaglie, ma nella ricerca del profitto. Il calcio era diventato un’industria e la due società erano all’avanguardia. Il Celtic segnò questa nuova via nello sport diventando una Società a responsabilità Limitata nel 1897 e i Rangers ne seguirono l’esempio due anni più tardi; e il cambiamento si dimostrò estremamente vantaggioso per entrambi. Il progresso si rendeva evidente nell’ampliamento degli stadi: queste migliorie erano intese ad accogliere le folle sempre più grandi che accorrevano a vedere i due club, ma ancora di più per raccogliere i vantaggi finanziari derivanti dall’ ospitare le partite internazionali, specialmente quella contro l’Inghilterra.La Federazione scozzese scelse Ibrox per la partita dl 1892, ma poi preferì Celtic Park per le partite fra il 1894 e il 1904- con l’eccezione disgraziata del 1902- e dal 1906 fino ai giorni nostri ha optato per il nuovo Hampden Park. Le trattative fra i club e la federazione furono intense e complicate, ed è indicativo dell’acume del consiglio Direttivo del Celtic il fatto che a loro venisse accordata la preferenza così spesso. Entrambi i club potevano contare sugli introiti derivanti da una solida base di tifosi: il Celtic grazie al loro rapporto esclusivo con la comunità irlandese, I Rangers per il sostegno di una popolazione ansiosa di legarsi a una squadra capace di rimettere al loro posto i nuovi arrivati dell’East End di Glasgow. Nessun altra squadra in Scozia poteva attirare un simile seguito, e il sostegno cresceva con i successi e la tensione della rivalità. Questa rivalità e i profitti che ne derivavano furono all’origine di del fatto che i club venissero collegati con l’ambigua etichetta di ‘ Vecchia Ditta’ ( Old Firm); una definizione per metà dispregiativa e per metà ammirata, come mostravano molte vignette per niente amichevoli apparse sui giornali dell’epoca, che raffiguravano i tesorieri dei due club che trasportavano in banca dei sacchi gonfi di denaro.
La rivalità fra i due club riguardava qualcosa di più del calcio e degli affari: essi rappresentavano due diverse culture e modi di vita all’interno di Glasgow: il Celtic rappresentò inizialmente l’elemento cattolico ( e irlandese)mentre i Rangers finirono sempre più per rappresentare quello protestante (e scozzese). Il Celtic aveva avuto un’origine nazionalista e religiosa , ed era stato inteso per trarre vantaggio dall’interesse crescente nei confronti del calcio, mentre la più precoce nascita dei Rangers era stata solo all’insegna dell’attività sportiva. Gli sviluppi successivi sono stati molto interessanti: Il Celtic, baciato dal successo fin dall’inizio, si è evoluto fino a diventare un club maggiormente scozzese, senza sacrificare i propri legami originari, mentre i Rangers, per nulla estremisti all’inizio, divennero i portabandiera di un gretto nazionalismo. L’animosità iniziale è comprensibile: i sostenitori del Celtic si crogiolavano nei trionfi della squadra, che li ripagavano dei sacrifici quotidiani di una vita dura in un ambiente ostile; gli appassionati scozzesi ,inizialmente neutrali, erano comprensibilmente irritati per i sottintesi nazionalistici dei successi del Celtic, e cercavano una squadra che li rappresentasse contro gli Irlandesi. La rivalità aveva tre aspetti: in campo i giocatori si battevano per la supremazia; negli uffici i dirigenti si azzuffavano per i profitti; sulle gradinate i tifosi si dividevano sotto le bandiere della religione e del nazionalismo- una divisione che si sarebbe in seguito inasprita più che attenuata.
Numerose controversie, preannunciate da quella del 1898 allorchè i Rangers sostennero di essere stati defraudati degli incassi, diedero forma a questa atteggiamento. Il Celtic fu molto deluso quando Ibrox venne preferito a Celtic Park nel 1902 per ospitare Scozia- Inghilterra; e così, dopo l’incidente in quella partita in cui 25 persone persero la vita per il crollo di una gradinata di legno sotto il peso della folla in agitazione, il Glasgow Observer, che spesso aveva agito come portavoce del club, non resistette alla tentazione di osservare che : “ il campo del Celtic, splendidamente costruito e già messo alla prova da folle record” era stato scartato, insinuando che Ibrox non era uno stadio sicuro , e citando a tale proposito un’altra fonte che affermava: “ La catastrofe, vagamente temuta, di cui si è sussurrato la settimana scorsa come una possibilità,disgraziatamente si è verificata, e l’incontro internazionale di calcio a Ibrox è stato segnato da questa spaventosa tragedia” Il Celtic era stato fortunato ad evitare simili incidenti, dato che vi erano state molte critiche a proposito della condizione degli spettatori nelle partite internazionali del 1894 e 1896; non era sorprendente che , una volta o l’altra,potesse accadere un disastro, visto che il numero degli spettatori era in aumento e gli stadi venivano ampliati seguendo criteri molto approssimativi, in pratica andando a tentativi.
Un altro scontro si ebbe sulla sede per la finale di Glasgow Cup del 1901 che vedeva impegnate le due squadre: la scelta cadde su Ibrox e la partita finì in parità. Il Celtic voleva che la ripetizione si giocasse a Parkhead, mentre i Rangers ritenevano che la finale dovesse essere completata nella sua sede originale. Quando la Federazione di Glasgow diede ragione ai Rangers, il Celtic si ritirò dalla competizione piuttosto che rigiocare ad Ibrox. Lo stesso anno i due club si trovarono in disaccordo a proposito del Glasgow Exhibition Trophy; il trofeo era stato originalmente vinto dai Rangers, che poi l’avevano rimesso in palio in un torneo a favore del Fondo per le vittime del disastro di Ibrox, e se l’era aggiudicato il Celtic. I Rangers si aspettavano che i vincitori restituissero il trofeo, o almeno lo rimettessero in palio in una competizione annuale. Invece il Consiglio del Celtic ritenne che fosse sua proprietà, avendolo conquistato in una leale competizione : ne seguì una freddezza di rapporti che durò per anni.
Il progresso all’interno del mondo del calcio non era però uniforme. Anche se i club progredivano e i profitti crescevano, la sicurezza sociale dei giocatori, sempre precaria, rimaneva traballante. Il club aveva sedici anni e già alcuni dei suoi ex giocatori erano morti giovani e in circostanze disgraziate. Dunning, uno dei primi portieri, morì di ‘ mal sottile’ ( un eufemismo per definire la tubercolosi)nel 1902, così come Peter Dowds, il più famoso giocatore tuttofare del club.. Il Glasgow Observer del 31 ottobre 1903 pubblicò un articolo sulla morte di Mick McKeown, un popolare difensore che aveva ricevuto un ottimo premio d’ingaggio”…ha bevuto il calice della miseria umana fino alla feccia… un tempo era molto ben sistemato in una lucrosa posizione a Glasgow, ma apparentemente non ha tenuto conto, nell’ora della prosperità, che potevano venire tempi più duri.” Ancora più triste il resoconto della morte di Willie Groves. La sua salute aveva risentito del fallimento dei suoi interessi economici e, incapace di trovare un lavoro, era caduto in disgrazia, vivendo da recluso “sulle spalle della parrocchia” a Northampton, dove “ più che vivere, sopravvisse per alcuni anni”; una fine patetica per un uomo che , nei suoi anni da calciatore, veniva così descritto: “ …alto,energico ed elegante nel tocco di palla, il suo gioco era accurato,bello da vedere ed irridente. Era un personaggio pittoresco, una specie di Romeo dello sport con i suoi riccioli corvini e i suoi lineamenti classici. La sua carriera in tutte le sue varie attività è stata estremamente romanzesca,e la sua personalità verrà ricordata a lungo come una delle più eccezionali nel mondo del calcio” ( Glasgow Observer,; 17 febbraio 1908)
Tuittavia il calcio restava territorio per persone giovani e in forma. Il Celtic continuò nella sua nuova politica di schierare squadre sempre più giovani,e c’erano numerosi indizi che il successo stava per arrivare. Nel 1902 quando i Rangers misero in palio il Glasgow Exhibition Trophy per aiutare il Fondo per le vittime del disastro di Ibrox, il Celtic lo vinse battendo in finale i Rangers per 3-2 dopo i tempi supplementari, e alla fine della stagione successiva vinse la Charity Cup con una prestazione esaltante.
Il palcoscenico era pronto per accogliere una splendida formazione del Celtic, una squadra ricordata con soggezione per decenni a venire come ‘ la più grande’

(traduzione a cura di Carlo Vareschi - “Celtic: the glory and the dream!” di Tom Campbell e Pat Woods – 1986 – Mainstream Publishing -)
 

 

Il Celtic in coppa di lega.

 Quelle 155 partite senza eliminazione ! 1^ p.ta

 Alla fine di gennaio del 1965, il celtic annuncia che l’ex capitano Jock Stein, allora manager degli hibs, avrebbe sostituito alla guida della squadra Jimmy Mcgrory. Era il tentativo del club di dare una sterzata decisiva alle sorti di una squadra che non riusciva a vincere da una decade ed era caduta in una spirale di demotivazione devastante. Nel frattempo la stagione era iniziata come al solito, con una sconfitta in finale di coppa di lega da parte degli arcirivali dei rangers. Ma a partire da questa edizione del torneo, nato sulle ceneri della southern league cup nel 1946, il celtic stabilì un record di ben 155 partite senza subire l’onta dell’eliminazione. Da quell’annata i bhoys arrivarono quindi sempre in finale fino alla stagione 1978/79, quando in una sciagurata semifinale del dicembre 1978 solo un autogol del giovane sostituto Casey non permise di battere i rangers e di arrestare la lunga marcia verso la 15^ finale consecutiva. Nell’edizione del torneo 1964/65 il celtic è sorteggiato nel girone eliminatorio assieme a partici thistle, hearts e ai futuri campioni di scozia del kilmarnock. Si gioca con gara di andata e ritorno e passa la prima classificata. I bhoys riescono a passare il turno frutto della vittoria sui killies a parkhead per 4-1 e a nulla serve la vittoria dei killies a rugby park con i celts ridotti in 9 per gli infortuni a mcneill e murdoch. Sorteggiato contro l’east fife nel quarto di finale, i bhoys perdono secco l’andata 2-0, ma si rifanno con gli interessi a celtic park sconfiggendo i fifers 6-0 con 5 gol di steve chalmers. Nella semifinale del 29 ottobre ad ibrox, il morton si dimostra avversario più duro del previsto e solo grazie a lennox (54’) e gallagher (89’) il celtic approda in finale dopo 7 anni. Il 24 ottobre 1964 ad hampden park, Jimmy Mcgrory schiera Fallon, Young, Gemmell, Clark, Cushley, Kennedy, Johnstone, Murdock, Chalmers, Divers, Hughes. La mancanza di Billy Mcneill ma soprattutto la giornata di vena di Jim Baxter fanno pendere il vantaggio dalla parte dei blues, che grazie a una doppietta di Forrest mettono al sicuro il risultato. Il gol di Johnstone al 69’ sembra riaprire il match, ma la gara rimane sotto il dominio dei rangers e del suo capitano Baxter. Al celtic manca quella consistenza che arriverà sotto la guida di Stein.

 1965/66 comincia l’era Stein: vittoria … ma il giro d’onore è rimandato ! 2^ p.ta

 con la stagione 1965/66 comincia a parkhead l’era Stein: ferrea disciplina, acquisti in rosa e nello staff tecnico. Gli esordi non sono positivi. Il celtic perde al debutto in coppa a Tannadice contro il Dundee utd 2-1 e in casa con il Dundee fc 2-0. ma gli avversari, motherwell compreso, non ne approfittano e una vittoria nell’ultimo turno a Dundee 3-1 (in gol Divers, Hughes e Mcbride) e sufficiente per chiudere al primo posto nel girone. Nei quarti è goleada contro il raith rovers (8-1 fuori con triplette di hughes e mcbride, e 4-0 in casa), mentre rimane memorabile la semifinale contro gli hibs ad ibrox. La partita, giocata sotto il diluvio, è incerta fino alla fine: i 47.000 presenti si infiammano per il vantaggio di Mcbride all’8’, per la doppietta di Martin (16’ e 58’) e quando sembra fatta per gli hibees, al 90’ un bolide di Gemmell non è trattenuto da Wilson e trova Lennox pronto per l’insperato 2-2. anche i supplementari ricalcano i 90 minuti precedenti in fatto di incertezza e pathos, con occasioni da ambo le parti, ma alla fine è 2-2 per il successivo replay. E qui si apre un caso; giocatori, staff e associazioni di tifosi denunciano l’insufficiente illuminazione dell’impianto di ibrox, chiedendo la ripetizione della gara ad hampden. Inoltre i tifosi che giungono da Edimburgo devono sorbirsi anche un’ora di strada supplementare per raggiungere ibrox nel caos del traffico cittadino; inoltre l’altra semifinale viene regolarmente giocata ad hampden. Ma la lega non si piega; un giornalista, senza mezzi termini dirà che i rangers sanno approfittare anche di questo per far soldi: infatti l’incasso nelle gare giocate in campo neutro è diviso in buona percentuale anche con il club proprietario dello stadio … 2 settimane dopo la prima gara, il celtic non trova ostacoli e con i gol di mcbride (17), hughes (21), lennox (69) e murdoch (83) approda in finale contro i rangers. Il 23 ottobre 1965 ad hampden park, Stein schiera Simpson, Young, Gemmell, Murdoch, Mcneill, Clark, Johnstone, Gallagher, Mcbride, Lennox, Hughes. Di fronte a 107.000 spettatori, I bhoys pressano fin dal primo minuto e I movimenti in orizzontale di Hughes disorientano la granitica difesa dei rangers. Fra il 18’ e il 28’ lo stesso hughes mette a segno due rigori; la gara prende una piega agonistica molto dura e si dimenticano tutte le giocate di classe. Nonostante l’autogol di Young a 6’ dalla fine, il celtic trionfa e apre la vittoriosa era di Jock Stein. I giocatori, ricevuta la coppa, tornano in campo per il giro d’onore, ma devono rientrare frettolosamente negli spogliatoi a causa dell’invasione di campo dei tifosi dei rangers, frustrati e delusi dall’inattesa sconfitta. Il giro d’onore sarà bandito per molti anni, togliendo ai sostenitori pacifici la possibilità di gustare da vicino la vittoria.

 Una stagione ineguagliabile ! 3^ p.ta

 La stagione 1966/67 rimarrà scolpita a caratteri cubitali nell’albo storico del celtic. Alla vittoria della treble (campionato, coppa di scozia e coppa di lega), deve aggiungersi la Glasgow cup (4-0 sui rangers) e la coppa dei campioni, vinta a Lisbona sull’inter per 2-1 il 25/5/1967. in coppa di lega il celtic letteralmente trionfa vincendo tutte le gare della competizione. Ma rimarrà nella storia del club anche la data del 3 settembre 1966 quando a love street contro il st.mirren willie o’neill, subentrando nella ripresa a johnstone, diventerà il primo sostituto nella storia del club. Dopo aver sconfitto st.mirren, hearts e clyde nel girone eliminatorio, il celtic elimina il dunfermline (6-3 in casa e 3-1 fuori) e l’airdrie, battuto in semifinale 2-0. la finale di hampden park del 29 ottobre 1966 vede i rangers opposti a Simpson, Gemmell, O’Neill, Murdoch, Mcneill, Clark, Johnstone, Lennox, Mcbride, Auld, Hughes (Chalmers). Jock Stein prepara minuziosamente la tattica, cosa che in gran Bretagna non avveniva mai; i rangers dominano, spingono, corrono, ma Simpson corre l’unico serio pericolo solo quando è salvato da O’Neill che respinge sulla linea. Per il resto i bhoys si difendono con ordine e lasciano l’iniziativa agli avversari. Ma già al 18’ arriva il gol partita: Auld con un millimetrico lancio dalla trequarti pesca in area Mcbride che, di testa, fa la torre per l’accorrente Lennox. Bomba dell’attaccante biancoverde che si insacca sotto la traversa e la coppa ritorna in bacheca a celtic park.

 1967/1968 – Questione di centimetri … e la coppa è nostra!

L’edizione 67/68 della Coppa di Lega presenta al Celtic non poche difficoltà. Innanzitutto il sorteggio del girone (dove ricordiamo passa solo la prima) che vede i Bhoys con Rangers, Dundee Utd e Aberdeen. Le squadre del nord , per l’esordio del 12 agosto, sono già in forma per una preseason spesa negli USA, mentre i Gers, consci dell’elevato livello tecnico dei rivali cittadini, durante l’estate non hanno badato a spese e si sono rinforzati (arriva dal Dunfermline Athl. Anche un certo Alex Ferguson…). Jock Stein ha gli uomini contati e ancora ebbri per le glorie della stagione appena conclusa e gioca al risparmio. All’esordio a Celtic Park il Dundee Utd è battuto solo al 90’ grazie a Johnstone, mentre ad Ibrox è solo pari 1-1 (Gemmell a cui risponde Pennman all’88’…). E’ vittoria sull’Aberdeen 3-1 e su Dundee Utd 1-0 e si arriva al decider a Parkhead il 30 agosto. Appaiate in classifica, entrambe le squadre sanno che questa gara deciderà le sorti della Coppa. Simpson, Craig, Gemmell, Murdoch, McNeill, Clark, Johnstone, Wallace, Chalmers, Auld, Lennox sono i campioni d’Europa che sfidano i rivali di sempre. Gli episodi sono i protagonisti di una sfida carica di tensione. Henderson segna per i blues all’8’ in presunto off-side, ma l’arbitro ignora la segnalazione del linesman con la bandiera alzata e convalida. La tensione cresce quando sul finire del tempo un gol di Lennox è annullato. Nel 2° tempo i Rangers controllano agevolmente la gara dando chiari segni di superiorità; ad un quarto d’ora dalla fine Celtic Park offre uno spettacolo che solo queste due tifoserie acerrime nemiche possono produrre: nel settore di casa un silenzio assordante. Dal settore ospite canti rimbombanti di incitamento. Quando Henderson è atterrato in area da Craig per il sacrosanto rigore, sembra concludersi la favola dei Lisbon Lions; tutti i giocatori dei Rangers, da qualche anno con il complesso d’inferiorità, si abbracciano e si avvicinano all’area di rigore pronti a esultare e a porre fino al dominio dei Celts. Il danese Johansen si incarica del tiro, ma la palla sbatte contro la traversa e torna in campo. Per la frustrazione, il danese ribadisce in rete ben sapendo che oltre al gol, ha sprecato l’occasione per ribaltare un trend che rimarrà tale per altri dieci anni. Un minuto dopo, galvanizzato dal rigore sbagliato il Celtic pareggia con Fallace. Murdoch all’83 sigla il vantaggio e quando Lennox all’89’ segna il terzo gol, le terraces occupate dai tifosi protestanti sono già desolatamente vuote. Jock Stein commenterà dalle pagine del Celtic View quella che è stata la più grande vittoria sotto la sua guida, per la capacità di ribaltare una situazione critica e per il carattere dimostrato dai suoi Bhoys. La strada verso il trionfo è ora tutta in discesa. Nei quarti di finale l’Ayr Utd è liquidato con sonori 6-2 e 2-0 in trasferta; in semifinale il Morton è sepolto 7-1 e in finale ad Hampden Park il 28 ottobre 1967 il Celtic affronta il Dundee FC con Simpson, Craig, Gemmell, Murdoch, McNeill, Clark, Wallace, Chalmers, Auld (O’Neill), Lennox, Hughes. Senza Johnsotne squalificato, Stein schiera Chalmers, che dopo i fasti di Lisbona aveva visto in calando il proprio rendimento. Ma sarà proprio il veterano Chalmers a sbloccare il risultato dopo soli 2’ di gioco. Hughes, Lennox, ancora Chalmers e Fallace fissano il 5-3 finale in una gara dove la difesa biancoverde balla più del previsto, con la testa già al return match di Coppa Intercontinentale in Argentina la settimana successiva.

 1968/69 – Due trofei in un solo giorno

Ancora oggi, molti tra tifosi e critici, definiscono la squadra di quella stagione migliore dei Lisbon Lions. Agli eroi di Lisbona si aggiunsero infatti alcuni giovani di talento quali Callaghan, Hay, Connelly e Brogan con Hughes e Fallon che divennero titolari. Nel girone eliminatorio i Bhoys vincono ad Ibrox 2-0 grazie a un doppio Fallace e alle parate di Simspon, battono il Morton 4-1 e 3-0 e Greenock, Partick Thistle 4-0 e 6-1 a Firhill e Rangers a Parkhead (Wallace) con rigore sbagliato da Gemmell e super parate dell’estremo dei Blues. Nei quarti viene eliminato l’Hamilton 10-0 in casa con cinquine di Lennox e Chalmers e 4-2 in trasferta. In semifinale il Clyde resiste fino al 75’ quando Connelly sigla il gol vittoria. La finale si gioca il 5 aprile del 1969 per un incendio che danneggiò la Main Stand di Hampden Park. Fallon, Craig, Gemmell (Clark), Murdoch, McNeill, Brogan, Johnstone, Wallace, Chalmers, Auld, Lennox affrontarono gli Hibernians giocando una gara completamente all’attacco, con lo score che al 75’ vedeva I Bhoys in vantaggio 6-0 !! solo alla fine gli Hibs dimezzarono il distacco grazie a O’Rourke e Stevenson a poco dalla fine. Per il Celtic a segno Wallace, Auld, Craig e Lennox 3 volte. Ma quel giorno il Celtic trionfò anche in campionato; infatti la contemporanea sconfitta dei Rangers a Tannadice assicurò ai Bhoys il 4° titolo consecutivo.

 1969/70 – un arbitro poco gradito

 Nel girone di qualificazione dell’edizione 1969/70 della Coppa di Lega, i Rangers si presentarono più agguerriti che mai, con gli acquisti di Colin Stein, MacDoanld, Gerry Neef e soprattutto con il ritorno di Jim Baxter. Questa sarà l’ultima stagione dei Lisbon Lions, che cominciarono a sentire il peso degli anni e l’insofferenza verso i metodi di Jock Stein. Dopo la vittoria sull’Airdire 6-1, ad Ibrox i Rangers si impongono in rimonta 2-1 (Hood, poi Persson e Willie Johnston). Battuto l’Airdrie e il Ratih Rovers, il decider si gioca a Parkhead e finisce per diventare un caso. Con il risultato ancorato sul pari, Hughes, già ammonito, viene a contatto con Johnston a palla lontana e ne nasce una mini rissa. Il linesman segnala il fatto all’arbitro che chiama a sé il giocatore del Celtic; dalla Ragners End sale il coro di esultanza in previsione della seconda ammonizione, ma mr. Callaghan, arbitro internazionale, fra lo stupore generale redarguisce Hughes solo verbalmente. Al 68’ si completa il fattaccio quando il portiere dei Blues non trattiene un tiro di Murdoch e permette a Gemmell di siglare il gol vittoria che elimina di fatto i Rangers. Il club protestante rifiuta il comportamento in buona fede dell’arbitro e inoltra reclamo alla Lega che sospende l’arbitro per 2 mesi. I commenti sono alquanto critici con il club perché si aprono nuove possibilità a coloro che hanno mezzi e influenze per mettere in discussione l’operato degli arbitri, ritenuti imparziali e intoccabili. Il campo comunque mette di fronte nei quarti Celtic e Aberdeen; è pari 0-0 a Pittodrie, e solo 2-1 a Parkhead con Stein che deve fare i conti con il “logorio” di alcuni Lisbon Lions. Murdoch su tutti che a causa di un infortunio che stenta a guarire perde forma e acquista peso. Al ritorno contro i Dons, il tecnico esclude il mediana e lo manda in Inghilterra in una health farm, dove effettivamente Murdoch perde i chili in eccesso, riprende la forma e torna in tempo per la finale. In semifinale contro l’Ayr Utd l’8 ottobre 1969 debutta un giovane Kenny Dalglish ma la gara è una battaglia di 120’, dove prima Hughes e Gemmell illudono, poi solo nel supplementare Auld pareggia il conto. Si rigioca dopo 5 giorni davanti a 47831 spettatori e la sostanza non cambia. Il centravanti Ingram fa soffrire come da tempo non si ricorda McNeill e al 14’ è vantaggio Ayr Utd. Harry Hood pareggia al 24’ e la gara risulta avvincente per tutti coloro che si dichiarano neutrali. Vantaggio di Chalmers al 54’ e al 78 sembra fatta per l’Ayr Utd con Ingram che colpisce a colpo sicuro: sembra gol ma Simpson si immola salvando il risultato e perdendo la spalla. Sarà l’ultima gara per il 39 enne eroe di Lisbona. In porta va Gemmell che ferma gli ultimi assalti dell’Ayr. Il 25 ottobre 1969 il Celtic vince per la 5 ^ volta consecutiva il trofeo contro il St.Johnstone. Stein deve fare a meno di Simpson, Lennox, Wallace, Johnstone e Gemmel, gli ultimi due per problemi disciplinari, con Gemmel mandato in tribuna direttamente dallo spogliatoio !!! gioca il giovane Callghan e debutta David Hay in una gara che vede il gol vittoria di Auld già al 2’ di gioco e poi contenimento fino all’89’ quando Fallon nega a Rooney il gol del pari. Capitan McNeill alza quel giorno l’ultima coppa dell’era dei Lisbon Lions.

  1970/71 – Milano pesa ancora, eccome….

La sconfitta di Milano nella finale di Coppa Campioni nel maggio precedente contro il Feyenoord è un peso che graverà sul club per l’intera stagione. Le avvisaglie si hanno già nel tour che precede la stagione, con giocatori e lo stesso Stein insofferenti e senza concentrazione per quella che sarà alla fine la stagione della svolta. Stein si rende conto che il sentimentalismo e la riconoscenza non trovano riscontro nel calcio e a malincuore (ma talvolta con metodi poco ortodossi) estromette pian piano i pupilli per introdurre una schiera di giovani bhoys che renderanno più duttile la squadra in futuro. Nel girone di qualificazione il Celtic affronta Hearts, Clyde e Dundee Utd; contro questi ultimi è pari in entrambe le gare per 2-2. particolarità dei due match è il minuto 89, che vede Gordon segnare per il Dundee. Ma mentre a Parkhead il 15 agosto pareggia i gol di Callaghan e Lennox, a Dundee porta in vantaggio i padroni casa. Sarà Lou Macari a pareggiare all’89 ½ (score ufficiale della gara). Nei quarti si torna nella discovery city, sponda Dundee fc per un pari che sa di beffa, visto il doppio vantaggio di Johnstone e il pari in 5 minuti nella ripresa subito ad opera di Kinnimouth e Scott. Il ritorno a Parkhead è pura formalità (5-0) in vista di una dura semifinale contro il Dumbarton. Per vincere non basta un rigore nei supplementari (Wallace si fa parare il tiro da Williams). Si rigioca 5 giorni dopo sempre ad Hampden Park; il Dumbarton, squadra di seconda divisione va sotto di due gol dopo un quarto d’ora (Lennox doppietta), ma non molla e pareggia nella ripresa, portando i Bhoys all’extra time. Wallace e Macari vanno ancora a segno per il 4-3 finale, sospirato fino alla fine. La finale di Hampden del 24 ottobre 1970 vede Williams, Craig, Quinn, Murdoch, McNeill, Hay, Johnstone, Connelly, Wallace, Hood (Lennox), Macari partire da favoriti, anche per l’assenza nei Rangers di capitan Grieg. Ma sarà ancora una finale persa (la terza nel giro di 6 mesi) e sarà l’ultima stagione al completo dei Lisbon Lions. In una gara che vede i Rangers dominare con grinta, anticipo e velocità, è sufficiente un gol di testa al 40’ di un sedicenne debuttante, Derek Johnston, convocato in tutta fretta il venerdì sera antecedente la gara. I Rangers tornano così a vincere un trofeo che mancava dal 1966 e il Celtic View sottolinea la sconfitta con un titolo eloquente : “è stato il risultato più giusto!”

 1971/72 – una debacle storica

durante l’estate del 1971 ci fu un approccio indiretto fra i Rangers e Jock stein, che rimase segreto per molti anni. Il P.R.O. Willie Allison contattò il tecnico protestante per convincerlo a passare sull’altra sponda del Clyde, ma non riuscì a portare a termine l’operazione per ragioni che ancor oggi rimangono sconosciute. Così Stein si lanciò a capofitto nel lavoro a Parkhead e anche la stagione 71/72 fu una stagione vincente. La League Cup segnò soprattutto quella superiorità sui Rangers che doveva giocare un ruolo importante non solo sul campo, ma anche su morale e vita sociale dei rivali, essendo uno dei primi trofei in palio della stagione. E fu quella anche la stagione della consacrazione dei Qaulity Street Kids, come vennero definiti i giovani del vivaio biancoverde arrivati a sostituire pian piano i Lisbon Lions. Su tutti Kenny Dalglish, oltre a Macari, McGrain, Connelly, Hay, McCluskey, Davidson. Nelle section di qualificazione i Bhoys sconfissero agevolmente i Rangers (2-0 in casa ma gara giocata ad Ibrox per i lavori alla Main Stand del Celtic Park), Morton, Ayr Utd e ancora Rangers 3-0 ad Ibrox, con terraces largamente vuote all’82 al terzo gol di Lennox. Nell’incontro del 30 agosto vinto 4-1 sull’Ayr Utd, si segnala il gol ospite da parte di un giovanissimo Johnny Doyle, che morirà tragicamente in maglia biancoverde. Nei quarti il Celtic supera facilmente il Clydebank 5-0 e 6-2 per poi avere la meglio del St.Mirren in semifinale solo nella ripresa con un perentorio 3-0 (con i Saints ridotti in 10 dal 35’).

Il 3 ottobre 1971, senza il capitano McNeill, Stein schierò Williams, Hay, Gemmell, Murdoch, Connelly, Brogan, Johnstone (Craig), Dalglish, Hood, Callaghan, Macari nella finale di Hampden Park contro il Partick Thistle. Ma quello fu il giorno dei Jags, che aggredirono dal 1’ minuto i Bhoys; al 15’ si era già sul 2-0. al 20’ Jinky Johnstone era costretto a lasciare il campo, toccato duro dalla difesa giallorossa, sostituito dal terzino Craig. Quando al 36’ Jimmy Bone segnò il 4-0 la partita praticamente si chiuse. Dalglish mitigò al 70’ la sconfitta non prima che i tifosi dei Rangers lasciassero Ibrox sentendo le notizie via radio e affluissero ad Hampden per ammirare con i propri occhi la sconfitta dei Bhoys.

  1972/73 – Gli Hibs micidiali in Coppa

 Con la stagione 72/73 si inaugurano alcuni cambiamenti che porteranno la league Cup ad essere un laboratorio del calcio scozzese. Il Celtic in quella stagione si qualificò al turno successivo estromettendo nell’ordine East Fife, Arbroath e Stirling Albion, rimanendo imbattuto. Il formato prevedeva i club di 1^ divisione inclusi in gironi con squadre di 2^ divsione per assicurare benefici economici ai club minori e per non vedere estromessi i grandi club già dal primo turno (Rangers docet …). Il nuovo secondo turno vide i Bhoys sconfiggere agevolmente lo Stranraer, 2-1 fuori casa e 5-2 a Celtic Park davanti a 9.000 spettatori. Nei quarti di finale, sempre con gare di andata e ritorno, a Dens Park il Dundee fc sconfisse il Celtic 1-0 (Wallace); a Parkhead il 1 novembre 1972 i Bhoys ristabilirono la parità battendo i Dens per 3-2 solo ai supplementari grazie ai gol di Lennos e Macari. Nell’occasione, irritato per il deplorevole arbitraggio, Jock Stein prima dell’inizio dell’extra time apostrofò l’arbitro Davidson in malo modo, cosa che gli costò successivamente un richiamo ufficiale dalla SFA e 100 sterline di multa ! nel replay ad Hampden , nonostante il vantaggio di Jocky Scott, il Dundee fu sconfitto 4-1, con 4 gol segnati già nella prima frazione di gioco, dal 28’ al 42’ (Hood, Dalglish e 2 Deans). In semifinale, seppur in svantaggio 2 volte, i Celts recuperarono grazie a Hood, Johnstone e Callaghan. Per l’Aberdeen, in forcing nel finale, solo 2 traverse di Ron Harper e Varga. 71.696 spettatori presenziarono alla finale di Hampden Park del 09 dicembre 1972 che ripeteva quella di Drybrough Cup in agosto: in quell’occasione gli Hibs avevano sconfitto il Celtic 5-3 dopo i supplementari. Anche stavolta gli uomini di Turnbull giocarono una gara tatticamente perfetta, approfittando delle leggerezze difensive dei Bhoys. Prima Stanton al 60’, poi O’Rourke al 66’ siglarono la vittoria. Quando Dalglish segnò al 77’, tutti sperarono in una rimonta, ma gli Hibs resistettero fino alla fine e vinsero meritatamente. Stein quel giorno schierò Williams, McGrain, Brogan, McCluskey, McNeill, Hay, Johnstone, (Callaghan) Connelly, Dalglish, Hood e Macari.

 1973/74 – Il Dundee supera i Bhoys in piena crisi … energetica !!

 Nella stagione che consacra i Bhoys nella storia del football mondiale grazie al 9° titolo vinto consecutivamente, la League Cup riserva ancora un’amara delusione per la squadra biancoverde. La Federazione scozzese continua gli esperimenti; viene introdotta una linea che prosegue quella del limite dell’area fino alla linea del fallo laterale e oltre la quale esiste il fuorigioco, il tutto per tenere le squadre lunghe e incentivare il gioco d’attacco. Il Celtic è sorteggiato nel girone con Rangers, Falkirk e Arbroath. Passano il turno, come previsto le due squadre di Glasgow, che si dividono le vittorie negli scontri diretti; ad Ibrox vince il Celtic 2-1 nel match del 18 agosto grazie a Lennox (82’) e Hood (86’). A Parkhead vincono i blues il 25 agosto che rimontano l’iniziale gol di Lennox e vanno a segno con MacDonald, Parlane e Conn, con i Bhoys in 10 (espulso Johnstone), che si vedono annullare un gol ingiustamente (Lennox) e con Dalglish sugli scudi. Nel turno successivo avversario ostico si dimostra il Motherwell; il Celtic vince a Fir Park 2-1 (Hay e Murray), ma cedono a Parkhead 1-0 (Goldthorpe). Si va al replay e in una gara durissima solo all’89’ Johnstone trova il gol vittoria del 3-2. nei quarti di finale il Celtic vince 3-2 contro l’Aberdeen (Dalglish 2 e McCluskey) e al ritorno strappa lo 0-0 a Pittodrie. Il 5 dicembre 1973 in semifinale i Bhoys incontrano, da sfavoriti, i Rangers. L’eroe del giorno diventa Harry Hood, che con una tripletta si sbarazza da solo dei rivali (e il quarto gol gli viene annullato) nel 3-1 finale. Nella finale del 15 dicembre 1973 Stein schiera Hunter, McGrain, Brogan, McCluskey, McNeill, Murray, Hood (Johnstone), Hay (Connelly), Wilson, Callaghan, Dalglish contro il Dundee Fc. La gara è giocata alle 13.30; siamo in piena crisi energetica (per chi lo ricorda, da noi si chiama Austerità …) e la SFA ha proibito di giocare qualsiasi match con l’illuminazione artificiale. Nonostante il campo sia coperto di neve fino a qualche ora prima della gara, l’arbitro “obbliga” le squadre a giocare in un pomeriggio freddissimo, buio e con il campo completamente ghiacciato. Solo 27.974 spettatori sfidarono il gelo per assistere alla gara (affluenza più bassa per una finale di Coppa). Lo schema del Celtic fu chiaro fin dall’inizio: palle lunghe in attacco per non rischiare nulla dietro e sperare in qualche errore della difesa avversaria (visto il campo…). Purtroppo la difesa del Dundee Fc non sbagliò nulla, quel pomeriggio, e al 75’ Wallace riuscì a girarsi in area e a battere Hunter per l’1-0 finale.

1974/1975 – Termina l’era dei Lisbon Lions

 Questa è la stagione che segna la fine dell’era dei Lisbon Lions; a fine stagione McNeill e Johnstone lasceranno i Bhoys dopo oltre una decade di fedele servizio. La SFA cambia il formato (passa solo la prima), ma rimane invariata la regola del fuorigioco. Nonostante la sconfitta all’esordio contro l’Ayr United per 3-2 il 14 agosto, i Bhoys recuperano e finiscono davanti a Motherwell e Dundee Utd con 9 punti. Nei quarti il Celtic elimina l’Hamilton 2-0 (2 Hood) e 4-2 a Douglas Park. In una nervosa semifinale (così come descritta dalle cronache di allora) è sufficiente un solitario gol di Murray al 62’ per battere l’Airdrie e affrontare in finale l’Hibernian. Opportunamente la SFA sceglie la data del 26 ottobre (memore dell’anno precedente…) e in un pomeriggio di sole schiera Hunter, McGrain, Brogan, Murray, McNeill, McCluskey, Johnstone, Dalglish, Deans, Hood, Wilson. Davanti a 53.848 presenti, Johnstone sfodera l’ultima super prestazione divenendo dall’inizio incontenibile per la difesa degli Hibs. Dalglish dirige a meraviglia il centrocampo e Deans diventa il giustiziere per antonomasia degli Hibs. Johnstone al 6’ apre le marcature, poi raddoppia Deans al 34’; Harper dimezza al 42’ ma Wilson ristabilisce le distanze al 48’. Ancora Harper (61’) fa sperare gli Hibs, poi Deans (65’ e 67’) chiude le speranze dei verdi di Edimburgo. Murray al 74’ e Harper (83’) chiudono i conti di una finale scintillante che finisce 6-3 per gli Hoops.

 1975/1976 – il Celtic soffre la mancanza di Jock Stein.

 Nella stagione in cui fa il suo esordio il nuovo formato della Premier Division, il Celtic finisce l’annata senza nessun trofeo da riporre in bacheca. A supporto di questo il club subisce il trauma della perdita di Jock Stein che, in un brutale incidente stradale, viene ferito gravemente e deve abbandonare la squadra nelle mani del secondo Sean Fallon. Nel girone di qualificazione di Coppa di Lega, il Celtic è opposto ad Aberdeen, Hearts e Dumbarton. I Bhoys battono i Dons 1-0 nell’esordio del 9 agosto (Dalglish), poi sono sconfitti a Tynecastle 2-0, con McCluskey che sbaglia un rigore. In casa contro il Dumbarton è vittoria 3-1 (Wilson, Lennox ed Edvaldsson) con rete di Tom MacAdam, che sarà in seguito una gloria in maglia biancoverde. Il ritorno è tutto in discesa con 3 vittorie in altrettanti incontri a campi invertiti. Nei quarti il Celtic regola lo Stenhousemuir 2-0 fuori e 1-0 a Parkhead e in semifinale un solitario gol dell’islandese Edvaldsson è sufficiente per eliminare il Partici Thistle, più volte salvato dal proprio portiere Alan Rough. In finale gli avversari sono i Rangers; la gara è giocata il 25 ottobre 1975 alle ore 13.00 per evitare il fenomeno hoolighans, a quel tempo già accentuato. Ad Hampden Park Sean Fallon schiera Latchford, McGrain, Lynch, McCluskey, MacDonald, Edvaldsson, Hood (McNamara sr), Dalglish, Wilson (Glavin), Callaghan, Lennox davanti a 50806 spettatori. Fu un match molto fisico, pieno di colpi bassi, “legnate” e quant’altro per tenere lontano le giocate di classe. Per gran parte della gara i Rangers dominarono, senza però impensierire Latchford. Il gol partita arrivò al 67’: Parlane riuscì a saltare MacDonald e a crossare al centro dalla linea di fondo; Edvaldsson liberò di testa verso Young che rimise la palla a centro area dove l’accorrente Alex MacDonald sempre di testa indirizzò in rete imparabilmente.

 1976/1977 – Torna Jock Stein!

Il ritorno di Jock Stein alla guida della squadra coincide con il ritorno alla vittoria dei Bhoys nelle competizioni nazionali, ma la coppa di Lega è un’altra storia triste. Nelle sections di qualificazione, il Celtic è sorteggiato con Dumbarton, Arbroath e Dundee Utd. Il Celtic cede due pareggi a Dumbarton (rocambolesco 3-3 con pari di Doyle a 5’ dalla fine) e Dundee Utd (1-1 a Parkhead), ma conclude al primo posto con 10 punti. Nei quarti di finale il Celtic sconfigge l’Albion Rovers 1-0 fuori (Callaghan) e 5-0 in casa (3 Dalglish, 2 Doyle) e affronta gli Hearts in semifinale. I Jambos oppongono una strenua resistenza, vanno in vantaggio con Brown al 41’, sono “presi” da Dalglish e solo a un quarto d’ora dalla fine incassano il gol partita da parte di Dalglish su un contestatissimo rigore. In finale il 6 novembre 1976 ad Hampden Park il Celtic ( Latchford, McGrain, Lynch, Edvaldsson, MacDonald, Aytken, Doyle, Glavin, Dalglish, Burns (Lennox) Wilson) affronta l’Aberdeen che ha eliminato in semifinale I Rangers 5-1. Dalglish segna il vantaggio su rigore al 12’, ma Jarvie pareggia al 25’. Il Celtic domina in lungo e in largo e sbaglia clamorosamente il vantaggio più volte con Doyle, Wilson, Lennox, Dalglish sotto una pioggia torrenziale. Per la gran parte dei 69.707 la beffa arriva nel supplementare quando Robb riprende una palla vagante in area e trafigge Latchford per il 2-1 finale a favore dei Dons che festeggiano la prima vittoria da loro manager di Ally McLeod !

1977/1978 – L’ultima stagione di Jock Stein

E’ la stagione più amara per il Celtic, che non vince alcun trofeo, stabilisce un record negativo dal dopoguerra di 25 partite perse in campionato e perde 3 dei maggiori protagonisti: Dalglish passa al Liverpool il 10 agosto per 440.000 sterline, Pat Stanton lascia il calcio a seguito di un infortunio subito nella prima gara di campionato e MacGrain che salta quasi tutta la stagione per il diabete. La Federazione ridisegna il formato della Coppa di Lega, con le squadre di Premier Division che entrano al secondo turno; si gioca ad eliminazione diretta con gare di andata e ritorno. Il 31 agosto il Celtic non va oltre lo 0-0 casalingo contro il motherwell, con Ronnie Glavin che sbaglia un rigore. Il ritorno a Fir Park è tutt’altro che una formalità; finisce 4-2 grazie a Wilson, McLaren (aut), Burns e solo all’89 Craig firma il gol della tranquillità. Nel 3° turno i Bhoys vincono in trasferta contro lo Stirling Albino 2-1 (Doyle, Aytken), mentre a Parkhead è solo 1-1 con autogol di Kennedy e pari Albino di McPhee al 78’ davanti a soli 12.000 spettatori. Nei quarti il Celtic domano il St.Mirren agevolmente; 3-1 a Love Street con reti di Craig (2) ed Edvaldsson e 2-0 in casa grazie a Doyle e Wilson. In semifinale il Celtic affronta gli Hearts. Si fa onore per l’occasione un giovane Gorge McCluskey che offre l’assist al vantaggio di Craig e sigilla la vittoria al 36’ intercettando un retropassaggio di Jim Jeffries al portiere. Nel nuovo formato la finale viene posticipata alla primavera del 1978; si gioca ad Hampden Park il 18 marzo contro i Rangers davanti a 60.168 spettatori. Stein, all’ultima finale da manager biancoverde, schiera Latchford, Sneddon, Munro, MacDonald, Lynch (Wilson), Glavin (Doyle), Dowie, Aytken, G.McCluskey, Edvaldsson, Burns. Dopo una prima di gioco duro e nervoso passano in vantaggio i Rangers al 38’. Glavin difende male la palla sulla linea di fondo e Smith riesce a mettere in mezzo dove Cooper di testa insacca. Nonostante gli attacchi, i Gers contengono bene una squadra rabberciata, ma all’84’ il cuore dei Bhoys porta al pareggio: Sneddon crossa dalla destra e Edvaldsson indovina l’angolo di testa e pareggia. Nei supplementari i Rangers pressano molto e a 3’ dal termine Smith riprende una corta respinta di Latchford e segna il gol vittoria. 9 giorni dopo Bobby Lennox, l’ultimo dei Lisbon Lions, lascia il Celtic e firma con gli statunitensi degli Houston Hurricanes. E il 28 maggio Jock Stein è sostituito alla guida della squadra da Billy McNeill, che ha portato l’Aberdeen al secondo posto in campionato. A Jock Stein viene offerto un posto nella dirigenza. Con lui alla guida, il club ha collezionato 25 trofei: 1 coppa dei Campioni, 10 scudetti, 8 coppe di Scozia, 6 coppe di Lega e altri trofei minori. Sotto la sua direzione il Celtic ha giocato 421 gare, vincendone 296, pareggiandone 66 e perdendo per 59 volte, segnando 1.111 goals e subendone 413.

 1978/1979  - L’epilogo

 Finisce con questa stagione il nostro racconto. E’ il primo anno di Billy Mcneill alla guida dei Bhoys. The Caesar eredita una squadra demotivata, apatica e chiarisce subito le cose con i giocatori. Rimarrà famosa la sua frase “we’re an extraordinary club and we demand extraordinary standards!”. La League Cup varia ancora il proprio formato, seppur di poco, segno che tale competizione già a quei tempi interessava non molto. Il Celtic al primo turno elimina il Dundee fc 3-1 in casa (MacAdam 2 e Glavin) e 3-0 a Dens Park (Doyle 2 e Conn). Il 2° turno è più duro del previsto; ancora un viaggio a Dundee, sponda United e il Celtic vince l’andata 3-2 grazie a Lynch, MacDonald e al giovane Conroy. 3 giorni dopo a Parkhead un solitario gol di Glavin all’83’ su rigore assicura il passaggio al 3° turno dove i Bhoys incontrano il Motherwell. A sorpresa il Celtic perde in casa 1-0 l’andata in una gara tesa e vibrante dove Conn e McLaren sono espulsi. Nel frattempo McNeill va sul mercato per bilanciare la squadra; fra gli acquisti, il gradito ritorno di Bobby Lennox che aggiunge esperienza che manca . e nel ritorno di coppa di Lega sarà proprio il veterano, entrato nella ripresa per Conn, a ribaltare il risultato. Segnano anche MacAdam 2 e Pettigrew 2 che fissano la parità (i gol in trasferta non valgono doppio). All’83’ Lennox porta in vantaggio i biancoverdi e Aytken all’87’ sigla il gol del passaggio del turno (score totale 4-3). Nei quarti il Montuose resiste bene in casa propria fermando il Celtic sull’1-1 (Lynch su rigore), ma al ritorno la gara si chiude nella prima mezzora grazie a MacAdam (5’), Lynch (11’), Edvaldsson (37’) per il 3-1 finale. In semifinale il 13/12/1978 ad Hampden Park si ritrovano Rangers e Celtic; Mcneill schiera Roy Baines, Fillipi, Lynch, Aytken, MacDonald, Edvaldsson, Provan, Conroy (Casey), MacAdam, Burns, Doyle. Al 10’ Burns recupera palla e parte in contropiede; taglia con un passaggio diagonale la difesa avversaria servendo a Doyle la palla dell’1-0. al 25’ i Rangers acciuffano il pari: contrasto in area tra Cooper ed Edvaldsson e l’arbitro, fra lo stupore dei biancoverdi, assegna il rigore che Jardine trasforma. Burns insiste nelle proteste e viene espulso. Ad inizio ripresa anche Miller viene cacciato per un brutto fallo su Doyle. Al 65’ l’impresa sembra fatta: Doyle, uomo partita, serve ad Aytken la palla buona; sul tiro, McCloy può solo respingere verso MacAdam che insacca a porta vuota. I Rangers cercano disperatamente il pari e lo trovano a 10’ dalla fine con un tiro di Jackson che viene deviato e batte Baines. Si va ai supplementari e qui si consuma il dramma del giovane sostituto Jim Casey. La gara si trascina fino a 7’ dalla fine con le squadre stanche, anche perché ridotte in 10 uomini. Un tiro di Johnstone viene ribattuto da Baines: la palla sbatte sulle gambe di Casey e carambola in rete. Si conclude così l’avventura del Celtic dopo ben 155 partite giocate consecutivamente senza subire l’onta dell’eliminazione, a partire dalla stagione 1964/65.

(Boretim)

 

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