Sono sempre stato scettico, ma non possiamo più giocare contro il Falkirk e pensare di essere “grandi”. Per cui o si gioca contro il Falkirk e si pensa a cosa siamo veramente (con tutti i pro e i contro) oppure se vogliamo soldi e giocatori famosi, non possiamo non prendere in considerazione la premier league.
La storia si ripete. Dagli anni 90, e cioè da quando i soldi della televisione hanno fatto capolino nel calcio separando ulteriormente i grandi dai piccoli club, l’old firm, cioè le due più blasonate, ricche squadre di Glasgow hanno più volte messo sul piatto della bilancia il dilemma se rimanere a giocare nella lega scozzese, che garantisce un posto in europa e quindi linfa per affrontare e chiudere le stagioni con passivi meno pesanti, oppure emigrare al sud nella lega inglese, che non garantisce l’approdo europeo, ma come televisione offre molto di più di quanto reso a nord del vallo di adriano. Finora, sia i tifosi delle due squadre che i proprietari dei club inglesi sono stati sempre d’accordo, nonostante inglesi e scozzesi amino tenersi a debita distanza. I due club scozzesi più volte hanno ripreso questa idea, senza però mostrare quell’effettiva convinzione necessaria a compiere il gran passo. Inoltre i club della lega scozzese si sono sempre mostrati contrari, vedendo in questo una perdita dei già modesti introiti extracalcistici. A riprova di ciò fino ad ora l’attenzione al mero football aveva più o meno attirato qualche calciatore di valore, pensiamo a larsson, di canio, van hojidonk, sutton per parte biancoverde, oppure pensiamo a woods, butcher, laudrup, wilkins di sponda rangers (e dimentico gli altri). Ma obiettivamente negli ultimi anni il già basso valore tecnico tattico del calcio scozzese è sceso al livello terreno per cui gli stranieri che “popolano” la scottish premier league non possono essere certo chiamati “campioni”. Cosa cercano in verità i due club di Glasgow? di sicuro non hanno problemi di tifo, perchè già oggi il sold out è garantito ad ogni incontro di campionato; a maggior ragione in un campionato equilibrato come quello inglese, la “clientela” dei due club potrebbe solo rafforrzarsi, addirittura in trasferta, dove lascerebbe spazio ai molti scozzesi che vivono da emigranti in inghilterra. E’ chiaro che è allettante l’idea inglese per l’old firm in quanto si potrebbe lucrare un contratto più vantaggioso non solo di quello odierno, ma anche dei club medi e piccoli, proprio per il vasto bacino di utenza prospettato dai due club di Glasgow. e allora dove sta l’inghippo? proprio in Inghilterra, dove per lo meno 2 club dovrebbero lasciare il posto ai due club di Glasgow, perdendo i vitali contributi della premier league e soprattutto della tv. Per questo la proposta è sempre la stessa ed è sempre rigettata dall’old firm: se volete venire in Inghilterra, dovete partire dalla Championship (la serie B inglese). Si discute in pratica mettendo in campo tradizione e businness. E’ logico che ai nostalgici fa piacere la tradizione, la moquette che si apre al visitatore all’interno della hall dello stadio, il museo, le immagini in bianco nero. Ma il business ci ricorda che il calcio è cambiato. Lo sponsor sulle maglie e il numero sulla schiena dovrebbero ormai essere un segno tangibile che la strada è a senso unico. La strada che congiunge Glasgow all’ Inghilterra.
Alessandro Boretti – Presidente del The Italian Celts CSC









